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Con quella faccia un
po' così
Il più curioso fra i lettori di questa inusuale recensione si chiederà
sicuramente cosa c'è dietro il titolo che rimanda all'arcinota canzone
di Paolo Conte "Genova per noi". In effetti non so bene
neanch'io il motivo per cui l'ho usato, anche se la melodia mi ha
ronzato nel cervello per tutta la serata di venerdì 15 giugno.
E' stata una serata particolare, importante per tutto quell'ambiente
alpinistico genovese - e non solo - che ha gravitato attorno alla
difficile figura carismatica di Gianni Calcagno. L'occasione
dell'incontro è stata la presentazione del libro "Stile
alpino", uscito per i tipi della Vivalda Editore e basato sugli
appunti e sulle considerazioni che lo stesso Calcagno aveva preparato
ben prima che il Monte McKinley in Canada interrompesse tragicamente la
sua vita.
Il libro ripercorre la prima parte della carriera di Calcagno alpinista
(decennio tra gli anni '70 e gli anni '80), periodo durante il quale
egli ha compiuto alcune delle sue salite migliori e di grande fascino;
ma quel motivo che continuava a girarmi in testa non era scattato per i
contenuti del libro, peraltro rimarchevoli, apprezzabilissimi e più che
godibili dal punto di vista letterario.
"Con quella faccia un po' così, con l'espressione un po' così...":
ma quale faccia? quale espressione? mi sono chiesto guardando i relatori
della serata. Sandro Grillo, compagno di Calcagno nella scoperta e nella
valorizzazione della pietra del Finale,
ha condotto con impegno non disgiunto da una grande emozione lo sviluppo
dei ricordi e degli aneddoti da lui personalmente vissuti come
spettatore ma anche come attore; Marco Schenone, accademico genovese del
C.A.I. - come Calcagno - e curatore del libro, ha spiegato burberamente
e quasi di malavoglia come il libro stesso sia nato spontaneamente dalla
penna del suo autore e come lui, Schenone, si fosse limitato a rivedere
il materiale senza interferire in alcun modo nella stesura dei vari
capitoli; Lolli Repetto, medico in alcune delle spedizioni di Calcagno,
nonché suo grande amico, ha impostato il proprio intervento su di un
piano tecnico e volutamente asettico; Piero Crivellaro, esperto
alpinista e rappresentante della casa editrice, ha svolto egregiamente
il suo compito professionale, senza indulgere a retorici
sentimentalismi; Giovanna, la moglie di Calcagno, ha combattuto
dignitosamente con il grande dolore, ancora vivissimo a dieci anni dalla
scomparsa del marito.
Ma
quella faccia e quell'espressione un po' così ce l'avevamo tutti quella
sera. Il ligure, si sa, non è incline a roboanti proclami, a
scoppiettanti dimostrazioni, ad altisonanti dichiarazioni; preferiamo
"volare basso", con un livello di coinvolgimento emotivo
apparentemente ridotto, anche se in realtà non è affatto vero; siamo
maestri nell'arte di minimizzare, di sottovalutare, di rinchiuderci a
riccio sulle emozioni e sui sentimenti. Ecco dunque spiegato perché il
motivo di Paolo Conte mi è servito da colonna sonora in quella sera: il
clima respirato su toni dimessi ma orgogliosi, le facce degli
intervenuti, fossero ruvidi alpinisti piuttosto che anziane e distinte
signore, tutti gli elementi hanno concorso a delineare un quadro dai
colori tenui ma con una cornice robusta ed essenziale. Credo che a
Calcagno non sarebbe dispiaciuto.
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