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 la recensione letteraria di intra i sass 

Titolo: I tre ultimi problemi delle Alpi
La prima della Nord dell'Eiger
Autore: Anderl Heckmair 

Traduzione e prefazione di Spiro Dalla Porta Xydias
Pagg. 160 con illustrazioni b/n
Lire 19.000
Editore: Centro Documentazione Alpina (Torino) - Aprile 2001
Collana: "I Tascabili"
a cura di Mirella Tenderini

 

I tre ultimi problemi delle Alpi recensione di Alberto Pezzini

Avete presente Assassinio sull'Eiger con Clint Eastwood? Una pellicola tutto sommato “antica” ma da riguardare praticamente con un immutato piacere visto che è stata girata su una delle montagne più aspre al mondo. Il volumetto in questione sprigiona la stessa maliziosa aura ed in più non cade in difetti e/o debolezze cinematografiche. Scritto quasi di getto da chi ha scalato davvero da primo, senza un'esitazione, la Nord dell'Eiger - Harrer è sempre stato secondo di cordata in questa ascensione ghiacciata - il resoconto di Heckmair va centellinato nella sua velocità furiosa. La narrazione è infatti rapidissima. Se si pensa alle difficoltà insormontabili che la spedizione guidata dall'autore ha dovuto superare, non si può non restare a bocca aperta dinanzi alla risolutezza con cui l'alpinista tedesco ha voluto fortissimamente risolvere uno dei problemi delle Alpi. Gli altri - che restano un poco in ombra sullo sfondo delle pagine secche e vibranti come le saette sul ghiaccio - sono la Nord del Cervino e la Punta Walker delle Grandes Jorasses, risolta poco dopo con altrettanta maestria e coraggio dal nostro intramontabile Cassin, peraltro ammirato fortemente dal tedesco. L'Orco resta tuttavia il tema dominante dell'opera che - lo si ripete - è decisamente smilza, sia per il dislivello (circa 1.800 metri in parete) sia per le condizioni infauste in cui la salita venne compiuta, ma mantiene intatta la sua freschezza pur a distanza di cinquant'anni dalla sua apparizione (la 1a edizione risale al 1949). Inoltre non vengono dimenticati tutti gli alpinisti che prima l'avevano tentata rimettendoci la pelle, non facendo più ritorno se non con i piedi giunti  - quando andava di lusso - oppure restando prigionieri del ghiaccio che addormenta ed uccide, nel resto dei casi. Sull'Eiger si è scritto moltissimo e la sua fama sinistra di massacratore di alpinisti sembra qui un poco sminuita dalla rapidità efficacissima con cui il tedesco ha saputo imbrigliare le mille difficoltà incontrate sul suo percorso. Il bello è che Heckmair riesce a farle apparire in una dimensione umana, più mite del ghiaccio terribile che gli ha infestato la salita. Curiose ancora oggi restano alcune note tecniche di indubbio sapore storico. Sapevate che allora si utilizzava l'ovatta termogena per riscaldare estremità e giunture, curando di non lasciarla a lungo a contatto con tali punti perché si rischiava di ustionarle? La penna scarna ma coinvolgente dell'autore sa scalinare bene, dal tratto di impegno tecnico dove non tralascia di descrivere con attenzione quanto sia necessario per superare un tetto di puro ghiaccio, al passo in cui si lascia andare a descrivere le terribili coliche causategli da un'abbuffata solitaria, in parete,di aringhe affumicate. Il fatto è che questo volumetto non potete non leggerlo anche se andate a camminare soltanto la domenica: chi si picca di conoscere un poco la montagna e la sua letteratura non può sedersi a leggiucchiare in una confortevole stube di montagna con qualche antico alpinista se non può ricordare i passi narrati da queste pagine. Rischiereste di sembrare fuori luogo e, soprattutto, perdereste una delle perle più fresche ed avvincenti della letteratura di montagna. 
P.S. Provate a guardare il film con Eastwood e poi leggete il libro. Vorreste scagliare la pellicola in un crepaccio e conservarne soltanto la fotografia. 

Alberto Pezzini
Sanremo, settembre 2001


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Recensioni precedenti: 
Robert Frison-Roche
, Il richiamo dell'Hoggar
James Greiner
, Scommessa col vento
Paul Pritchard, Totem Pole

 

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