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 la recensione letteraria di intra i sass 

Titolo: Il richiamo dell'Hoggar - Arrampicate nel deserto
Autore: Roger Frison-Roche 
Prefazione di Luciano Marimonti
Traduzione di Elisa Pelitti
Pagg. 124 con illustrazioni b/n e colori
Lire 26.000
Editore: Centro Documentazione Alpina (Torino) - Aprile 2001
Collana: "Le Tracce" a cura di Mirella Tenderini

 

Il richiamo dell'Hoggar recensione di Alberto Pezzini

Il libro è del 1936. Frison-Roche l'ha scritto di getto dopo aver partecipato alla Mission Alpine Française du Hoggar del 1935. Fino a quella data aveva lavorato come guida alpina, esperto sciatore ed occasionale raccontatore delle sue imprese per riviste specializzate. Dopo il deserto non è più lo stesso. Scrive il libro in questione, si trasferisce in Algeria e compie quasi diciassette viaggi nel deserto senza riuscire mai a staccarsene. Il volume Primo di cordata - scritto in Algeria - ne farà uno degli scrittori di montagna più celebri al mondo. Ma il deserto resta una dolcissima ed inarrestabile ossessione che gli ha sconvolto la vita come solo una donna od una malattia divorante possono fare. Dopo i mesi trascorsi insieme al Capitano Coche - un sahariano di profonda esperienza - il ritorno alla civiltà diventa quasi un tormento. Per chi ha trascorso anche soltanto un giorno nel deserto ed è stato anche solo sfiorato da quella immota atemporalità che impregna le sabbie, il fare ritorno alla civiltà delle macchine è una fatica interiore dura a sopportare. 
Frison-Roche era andato anche per compiere una scalata importante, la Garet el Genun, la Montagna degli Spiriti, quella che i Tuareg ancora oggi temono. Vista alla sera o tra le foschie leggere del mattino la montagna non sembra avere nulla di inquietante tant'è che Frison la scala, seppur tra infinite difficoltà ed ad una temperatura di quasi sessanta gradi. Da allora viene chiamato Fratello dei Mufloni e così verrà chiamato sempre nel deserto.
Se leggete questo libro scritto prima della seconda guerra mondiale rimarrete incantati. La scorrevolezza della narrazione è magistrale e sembra quasi impossibile non poter scrivere con la facilità con cui il libro è costruito. Ciò che fa la differenza è la passione assoluta che fuoriesce a getti potenti da tutte le pagine: le descrizioni sono sempre realizzate con un tocco magico che ha preso voce nelle notti trascorse accanto al fuoco e sotto le stelle lucenti del reg, il vento che trascina i granelli di sabbia negli occhi e nelle mucose rendendoli aguzzi come pietre da lancio ed esce dalla penna del francese come una tempesta bellissima. Non esiste davvero una pietra di paragone fedele per rendere il divertimento che un libro del genere possa trasmettere. A volte un film riesce a divertire, a volte un'esperienza nuova lascia qualcosa di nuovo su cui pensare: questo libro offre la possibilità di divertirsi come folli stando chiusi in casa e con pochi soldi. 
Le fotografie a corredo del testo sono state scattate all'epoca ed anche recentemente: ne emerge un raffronto chiaroscurato interessantissimo. Le immagini di oggi - molti scatti sono dell'infaticabile Mirella Tenderini che rivela un occhio acuto anche come fotografa - hanno saputo catturare il fascino sottile ed inestinguibile di una terra petrosa e desolata ma ricca di echi lontanissimi che sanno risuonare melodiosi nelle anime più percettive. Una nota interessante: soltanto gli animi sensibili possono subire uno sconvolgimento nell'animo a contatto con il deserto, i bruti pas encore. Pertanto se sarete così astuti da non farvi scappare una gemma così lucente non potrete sentire la voglia potente di calcare almeno una volta nella vita la superficie sassosa e di sabbia di un deserto. E poi ci ritornerete perché soltanto lì potrete conoscere una sensazione strana come quella di perdere del tutto il tempo...
Tu ritornerai Fratello dei Mufloni...

Alberto Pezzini
Sanremo, giugno 2001


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Recensioni precedenti: 
James Greiner
, Scommessa col vento
Paul Pritchard, Totem Pole

 

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