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 la recensione letteraria di intra i sass 

Titolo: Totem Pole - Risalita dall'abisso
Autore: Paul Pritchard
Traduzione di Gisella Bianchi
Pagg. 181 con illustrazioni a colori
Lire 30.000
Editore: Centro Documentazione Alpina (Torino) - Novembre 2000
Collana: "Le Tracce" a cura di Mirella Tenderini
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Premiato con il Boardman Tasker Award 1999 e il Gran Premio 
del Banff Bookfestival 1999.

 

Totem Pole recensione di Alberto Pezzini

In assoluto uno dei libri di montagna più accattivanti degli ultimi anni. La storia di un sogno si trasforma all'improvviso in un incubo nero vissuto sempre con ottimismo. Un climber inglese dotato di una prodigiosa vena scrittoria riesce ad aggiudicarsi un importantissimo premio letterario battendo scrittori celebri come Krakauer e Simpson. Insieme al premio riceve anche un corposo assegno in sterline con il quale può compiere un giro del mondo vorticoso. Durante l'ascensione del Totem Pole in Tasmania - un obelisco roccioso sottile ed aguzzo come le montagne dei bambini - viene colpito in testa da un masso staccatosi all'improvviso. Precipita e resta vivo a galleggiare nell'emiplegia. Non so se un altro alpinista avrebbe potuto vivere con la stessa pienezza una disgrazia del genere. Chi era abituato a scalare le montagne più alte del pianeta si ritrova a dover fare i conti con riflessi che si muovono per conto loro ed arti inerti come crisalidi seccate. Pritchard non si arrende e ci trascina - sottovoce - dentro l'inferno luminoso che ha vissuto e dal quale ha saputo estrarre con determinazione inflessibile un libro infinito. L'ottimismo che permea le pagine dense di ricordi proviene direttamente dall'amore insuperabile per le cose belle della vita: un libro, una scalata che vive nelle nebbie del ricordo, una bottiglia di vino d'annata, una casa nelle brughiere... oppure una notte passata in parete quando la luce trascolora e la roccia sembra accendersi di un colore violetto che brilla ancora nelle tenebre dei ricordi spazzati via per sempre da un maledetto masso piombato all'improvviso come il tuono. Forse val bene dire che l'attività mentale salva l'uomo dalle limitazioni terrene del corpo. Dai cieli accecanti della Tasmania entriamo nella corsia di un ospedale per muovere i primi travagliati passi della riabilitazione. La fatica fa sudare ed anche il libro comincia a crescere timidamente ma in modo organico. Gli esercizi riabilitativi vengono praticati con sforzo e volontà fino a far guizzare un riflesso impercettibile dei muscoli del quadricipite. Si gioisce con l'autore quando ciò avviene e si pensa inevitabilmente alla disperazione calata su chi era solito vedere un tramonto da duecento metri sopra l'abisso ed ora viaggia aggrappato ad un catetere. La magia delle pagine dettate dall'autore mediante l'uso di un dittafono vocale sta nella partecipazione che si trasmette al lettore dopo le prime pagine. E' come accendere un piccolo lume in una notte buia. La narrazione si sposta poi al viaggio effettuato per tornare a casa imbozzolato come una larva: i rischi di ripercussioni al capo vennero neutralizzati ché altrimenti l'autore avrebbe rischiato complicazioni devastanti. A casa propria lo sforzo di ricominciare la vita diventa tangibile come le palle mediche e quando la ragazza lascia il nostro scrittore dopo sei anni di vita praticamente spesa insieme su e giù per le montagne del mondo si accusa il colpo, ma la voglia di andare alla pagina successiva fa superare la controllata indignazione con insospettabile facilità. Le descrizioni sono minuziose ma vanno all'essenziale con una spontaneità da invidia pura. Dio, quanta maestria c'è nella scrittura di questo inglese martoriato dalla roccia e dalla vita! Poi pensi alla perfida compensazione che la vita prepara da sé: ti ha dato un premio letterario importante, una giovinezza assolta sulle rocce del mondo, quindi una caduta rovinosa perché eri senza casco. Apprendi che se il casco lo avessi indossato saresti - per l'urto - caduto preda di una totalizzante quadriplegia ed avresti finito di vivere. Ogni volta - dopo una dimissione - l'autore vuole comprendere scientificamente i passi e l'evoluzione della sua patologia: si fa portare libri specialistici e pretende le cartelle cliniche di cui ci offre gli spaccati con tragica fedeltà. La chiusa del libro è miracolosa ed abbagliante. Dopo circa otto mesi dall'incidente viaggia con una troupe di giornalisti per andare a filmare il Totem Pole e la sua caduta e la sua risurrezione. I flutti che colpiscono la montagna dabbasso - pensate ad un gigantesco ago di roccia infisso nelle acque infide della Tasmania - sono soltanto il detonatore per far esplodere dentro l'autore il nulla. Nessuna emozione gli percorre la schiena indolenzita se non l'assenza di quella paura che pensava gli avrebbe inzuppato il collo lasciandoglielo fradicio. Scalare non è più importante come una volta, lo è invece scrivere. E questo è il germoglio di una nuova vita.

Alberto Pezzini
Sanremo, aprile 2001

 

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