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 la recensione storica di intra i sass 

Titolo: Tike Saab
Autore: Guido Machetto

Pagg. 90 con foto colori e b/n
Editore: Arti Grafiche Persico Dante, Cremona, 1972
 

 

Tike Saab recensione di Mauro Mazzetti

Nel calderone dei luoghi comuni e delle frasi fatte ci si ritrova tutto ed il contrario di tutto. Per esempio: “gli occhi sono lo specchio dell'anima” è incontrovertibile, un assioma apodittico e non logicamente smontabile.
Vediamo se funziona anche con i libri. Ho preso quindi in mano Tike Saab ed ho guardato la sdrucita copertina: gli occhi di Machetto, che sbucano in mezzo al volto barbuto e scarmigliato mi hanno suggerito alcune considerazioni, che sono poi state suffragate e perfezionate dalla lettura del libro.

Innanzitutto il taglio degli occhi, taglio a fessura di chi è abituato a guardare lontano, o meglio “a guardare lontano”. Qual è la differenza tra il virgolettato ed il non virgolettato? Sarebbe come spiegare la differenza tra la parola ed il pensiero, o meglio ancora fra la contemplazione e l'azione. Machetto non fu solo un grande alpinista, forte e determinato, ma anche – e direi quasi soprattutto – un delicato artista della montagna, intriso di autentico pudore intellettuale. Non fu certo quello che con retorica figura cristiana si definisce “un sepolcro imbiancato”, ossia un riciclato trasformista camaleontico, una girevole bandieruola concettuale nel mare nostrum del mondo alpinistico. Al contrario, il suo lineare e rigoroso comportamento ha sempre soddisfatto a tetragoni requisiti di schiettezza e di immediatezza, di sincerità e di autenticità.

Allarghiamo lo zoom al volto di Machetto: tratti netti e solidi, di montanaro verace, assai diversi dalle ascetiche suggestioni proposte dalla faccia del genovese Gianni Calcagno, suo compagno in tante salite e soprattutto nell'apertura della “via degli italiani” sul Tirich Mir. Sono i tratti di chi vive nella e per la montagna, senza peraltro che questo approccio sia mono-tematico e mono-tono. Non ci sono solo i picchi ed il ghiaccio, il vento e la roccia; ci sono anche i grandi temi della vita, che si ri-scoprono nei visi orgogliosi dei portatori baltì e negli occhi profondi e senza tempo di bimbi lontani milioni di anni luce dalla nostra civiltà occidentale. Sono temi che si trovano però anche dietro la porta di casa, nelle immagini visive e letterarie di morbide distese innevate lungo cui ci si lascia piacevolmente scivolare con gli occhi della mente, appagati da gradevoli sensazioni naturali.

Ed ancora la firma, in fondo a destra e di traverso. C'è scritto, come è ovvio, “Guido Machetto”, che sta a significare proprio quello che vuol dire. Sono Guido Machetto, sono fatto così, e nel libro ci siamo tutto io e tutto il mio mondo, fatto sì di ascensioni, salite, vie importanti nel massiccio del Monte Bianco ed in Afghanistan, ma costruito ed alimentato da valori che metto sullo stesso piano se non prima della montagna.

Proviamo infine a giocare con le parole, tentando di sintetizzare con grossolana imprecisione lo spirito che ha animato Machetto, fino all'ultimo dei suoi giorni, quel giorno alla Tour Ronde. Siamo partiti dal detto “gli occhi sono lo specchio dell'anima”; per lui potrebbe valere “il libro è lo specchio di un uomo”. Un adattamento libero ed arbitrario, ma che penso possa rispondere in maniera almeno parzialmente adeguata al profilo di una persona semplice e sincera, onesta con se stessa come con gli altri, attenta ai sentimenti prima ancora che ai risultati.

Mauro Mazzetti
Genova, ottobre 2003

 

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Libri correlati
Di alpinismo:
- CALCAGNO,
Stile Alpino
- MACHETTO, Sette anni contro il Tirich
- ANNUARIO CAAI 2001/2002, Guido Machetto, un rivoluzionario alla corte dell'Himalaya di Mauro Penasa

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