|
Rivista di Letteratura, Alpinismo e Arti Visive |
Norvegia 2003 |
|
di Franco Michieli | |
Norvegia, Regione del Nordland: una traversata senza fili d'Arianna (maggio 2003)
|
|
C'è un dilemma che l'uomo si
porta dentro fin dall'antichità: se Arianna non avesse avuto il famoso
filo da tenere in mano, avrebbe potuto trovare ugualmente l'uscita dal
labirinto del Minotauro? Simili quesiti sono invece per alcuni di noi così affascinanti da farci semplicemente dimenticare dell'esistenza di quei piccoli idoli che fungono oggi da fili d'Arianna. Purtroppo, bisogna poi spiegare che si parte per una traversata di montagne selvagge senza mappa, né orologio, né alcuno strumento per l'orientamento e per le telecomunicazioni (vedi “Esploratori all'incontrario” su Intraisass), e insistere che è proprio così, altrimenti non si riesce a lasciar immaginare di che avventura si sta parlando. Ma non si tratta di sforzarsi di farne a meno: al contrario, si riceve gratis un tempo di libertà dal groviglio di vincoli mentali e materiali della vita civile, un tempo in cui si può essere nell'ambiente naturale semplicemente persone; per osservare, ascoltare, muoversi, toccare, faticare, riposare, cercare e trovare con la mente e il corpo, cioè con ciò che ci costituisce, nulla di più. E' difficile immaginare come ci si sente bene e quanto desiderio di scoprire e di partecipare alla vita si sviluppa in queste condizioni. L'azzardo sarebbe rinunciarvi: continuare a credere che non ci sia altra via praticabile che quella indicata dal Grande Timoniere del momento e dai suoi ninnoli. La vita nella spazzatura.
Quando attraversai l'intera Norvegia a piedi 18 anni fa, nonostante allora utilizzassi le carte topografiche, ritenni troppo difficile il territorio montuoso e fratturato da fiordi, laghi e pareti della regione del Nordland settentrionale, e per 300 km circa deviai sui facili sentieri della Svezia. In seguito mi sono reso conto che quel dedalo di luoghi disabitati doveva rappresentare un territorio di incredibile bellezza proprio per la sua complessità: roccia e acqua si sono modellate a vicenda – pareti, falesie, canyon, placche granitiche infinite disposte secondo ogni diverso grado di inclinazione da una parte; bracci di mare, laghi enormi o miriadi di pozze, torrenti, cascate, meandri, paludi e calotte di acqua congelata dall'altra – formando un intrico di ostacoli e passaggi ideali per un'avventura dell'esplorazione. E' in questa sorta di labirinto che a fine maggio 2003, in compagnia dell'amico Gabriele Bigoni, sono entrato da sud, dalla cittadina di Bodø, vagando a piedi per 19 giorni fra cuspidi nereggianti nella tempesta, coste remote e infinite ondulazioni innevate, cercando di uscire verso nord, nel fiordo di Narvik, senza i famosi fili d'Arianna. Come prevedibile, l'orientamento è stato più complicato che nelle precedenti occasioni, sia a causa della struttura del territorio che del prevalente maltempo, ma proprio per questo gli eventi ci hanno rivelato qualcosa in più. Sono stati numerosi i giorni in cui non avevamo elementi per decifrare la nostra direzione: andavamo, con uno sforzo enorme a causa dei 25 chili e più dello zaino, della neve cedevole, dei guadi, semplicemente facendo ipotesi. Sono sicuro che la nostra via, se fosse possibile disegnarla, apparirebbe molto tortuosa, apparentemente stupida. Però, questa assurda sinuosità, ci ha portato di volta in volta nei pochi punti di passaggio obbligati, necessari per poter passare oltre, e infine al fiordo da noi atteso. Sarebbe stato più logico seguire una via ideale e diretta, intuibile sulle mappe, più breve e meno faticosa? E' strano che di solito si ritenga tanto migliore un percorso del genere, quando la via dell'esistenza mostra chiaramente di essere tortuosa come un labirinto, e quando più o meno tutti finiscono per vagarci dentro un certo tempo. No, dopo queste esperienze io credo che sia a noi molto più utile vagare sul territorio lungo strade apparentemente irrazionali, che tuttavia a un certo punto ci mostrano di averci portati comunque all'uscita desiderata. Proprio questo, e non l'andare diritti secondo la geometria della ragione, può darci conforto e gioia: sperimentare che un sistema invisibile di orientamento è presente per natura nella nostra relazione con la realtà*.
|
|
Valcamonica, Settembre 2003 © settembre 2003 intraisass *Nota: un servizio più approfondito sulla traversata del labirinto norvegese sarà pubblicato sulla Rivista della Montagna di dicembre-gennaio, CDA & Vivalda Editori. |
|
Franco Michieli |
|
^up^
>>copertina<<
copyright© 2003 intraisass
all rights reserved - http://www.intraisass.it