Solitaria al Campanile Basso

 

di Ermanno Salvaterra

 

Gruppo delle Dolomiti di Brenta, Campanile Basso, spigolo Sud-Ovest: 1^ solitaria della via Schubert (25 agosto 1990).

 

Le ossa sono ancora intorpidite dalla notte quando attraverso il ponticello di Vallesinella. Salgo di buon passo nell'umido bosco tra un “Buon giorno” e un “Grussgott”, mentre la maglietta è già fradicia di sudore.
Poco oltre il rifugio Casinei, fra gli ultimi larici, scorgo il Crozzon di Brenta e subito dopo ne posso ammirare tutta la sua imponenza con la sua parete Est illuminata dal sole. Quando raggiungo il Brentei il Grande Detassis è alle prese con la legna e, ‘come al solito’, mi chiede le mie intenzioni ed io, ‘come al solito’, gli rispondo che vado a fare un giro. Bruno mi conosce bene e sa quali sono i miei giri e non insiste, ma la sua voce ed il suo sorriso mi danno carica. 

Mezz'ora più tardi sono alla base del Campanile Basso mentre un paio di cordate sono già impegnate sulla via Fehrmann. Salgo ancora qualche minuto sul ghiaione fino alla base del camino che segna l'inizio della mia ascensione. La via del fortissimo Pit Schubert, lo spigolo Sud-Ovest che si alza per 500 metri fino a perdersi nell'azzurro terso del cielo. Indosso le scarpette, mangio una caramella, mi lego il sacchettino del magnesio attorno alla vita ed inizio a scalare. La roccia iniziale è un po' umida ma appena sopra, baciata dal sole, si lascia accarezzare dolcemente. Al termine di un camino fantastico obliquo verso destra su roccia gialla. Un diedrino difficile poi un'esile fessura appena accennata segna la salita e la parete strapiombante si fa subito sentire negli avambracci. 
Ci sono diversi chiodi ma non servono... ci vorrebbe una corda... un compagno... un'imbragatura... dei moschettoni... ma io non ho niente di tutto questo... sono solo! Le difficoltà sono molto alte, le mani sono bianche di magnesite, i muscoli tesi dallo sforzo, il corpo che cerca l'equilibrio, il cuore che sicuramente batte forte, le dita che si adattano agli appigli, i piedi che cercano l'appoggio successivo... Dopo altri minuti, lunghi un'eternità, la roccia cambia colore, la parete mi lascia respirare e riesco a proseguire più velocemente.
Non so perché faccio questo! E' molto forte tutto ciò che riesco a provare quando scalo in solitaria; io e la roccia, ma non è una sfida contro di Lei. Forse lo faccio semplicemente perché mi sento appagato anche se è stupido giocare con la morte... Un altro passaggio impegnativo; una grossa nicchia da cui per uscire devo superare uno strapiombo sulla sinistra... un appiglio... un altro... un esile appoggio... poi la parete si verticalizza e la salita ridiviene rapida e l'azzurro del cielo non è più tanto distante...
La discesa è divertente ed ora i miei pensieri sono liberi di spaziare come pure lo sguardo. Tutto ciò che mi è attorno sembra finto: la parete della Cima Margherita, la Cima Tosa, le punte stregate del Campanile Alto, l'intreccio ordinato degli Sfulmini, il gigantesco Croz dell'Altissimo. Le gambe tornano a muoversi velocemente, la gola è arsa, ancora “Buon giorno” e poi “Grussgott”, di nuovo il Grande Bruno, due punti alla ‘morra’... vince sempre lui...

 

<1995>

Ermanno Salvaterra

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

ETTORE CASTIGLIONI - GINO BUSCAINI, Dolomiti di Brenta, GUIDA DEI MONTI D'ITALIA C.A.I. - T.C.I., Milano 1977.

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