L'Ander de le Mate
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di Toio de Savorgnani | |
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“Don Juan mi chiese di prestare molta
attenzione Appena sotto forcella Palantina, però tanto ben
nascosta da risultare
quasi invisibile, si trova un'ampia grotta dal fondo accidentato però
percorribile,detta l'Ander de le Mate. E' uno dei posti più misteriosi del
Cansiglio e più carichi di energia. Infatti ad andarci e a mettersi in
ascolto è quasi impossibile non sentirsi invadere da sottili inquietudini,
inspiegabili paure e, a volte, violenti brividi. Energie positive o
negative? Difficile dare una risposta univoca. Per molti motivi un valico non è luogo da abitare.
Questa cognizione era più che ovvia per i nostri progenitori ma è una
delle tante conoscenze che si sono perse, qui da noi, da chissà quanto
tempo, invece in aspre e lontanissime montagne nessun umano normale
costruirebbe la propria casa in cima ad un passo, poiché in quella zona di
separazione ma anche di collegamento tra due valli vi è la dimora di
demoni e spiriti della Natura, entità comunque da temere e alle quali è
opportuno rivolgersi solo in caso di necessità, meglio se non direttamente
bensì attraverso le pratiche di professionisti del rapporto con
l'invisibile, cioè monaci, sciamani, maghi ed eremiti. Già allora i valichi erano temuti poiché ritenuti la
dimora di spiriti irascibili a cui dover rendere omaggio, porgendo offerte
per non venir puniti o danneggiati, spiriti in grado di scatenare la
bufera e provocare frane mortali, se offesi, o di comparire sotto forma di
animali pericolosi contro i quali a nulla valevano frecce o lance. Ecco da
dove deriva quel senso di inquietudine e disagio che anche noi moderni,
che ci riteniamo emancipati dalle ancestrali paure dei primitivi, proviamo
a volte in questi luoghi particolari e selvaggi. L'Ander de le Mate era una tappa obbligata ma non per
passarci la notte, bensì per recarsi in visita agli stregoni che vi
abitavano, un piccolo gruppo di sciamani, uomini e donne, che conoscevano
il segreto dell'accensione del fuoco e ne insegnavano la conservazione,
che sapevano vedere le malattie dentro il corpo, scacciavano gli spiriti
parassiti, curavano con erbe, minerali, cristalli e terre, sapevano
indicare il luogo esatto e il momento in cui sarebbero comparsi gli
animali da cacciare. A volte
venivano officiati drammatici riti di esorcismo che però potevano
concludersi anche con la morte dell'esorcizzato, quando gli spiriti erano
troppo potenti e non accettavano di perdere la loro vittima, ma in quei
casi correvano grossi rischi anche gli sciamani che potevano impazzire o
smarrire la loro anima nelle Terre Intermedie, dette per questo ancor'oggi
“i cimiteri degli stregoni”. Non è da escludere a priori che i
primitivi maghi dell'Ander si siano in qualche modo fatti da loro stessi
la strana grotta, infatti sono troppe le coincidenze da non risultare
almeno sospette: la grande grotta è situata appena sotto il valico per
proteggersi dal vento, ampia ma con il fondo in discesa verso l'interno
per ripararsi alla vista di chi arrivava, un cocuzzolo roccioso
opportunamente modellato proprio davanti per vedere senza essere visti,
per organizzare una efficace difesa in caso di attacco o anche solo per
controllare la presenza degli animali in abbeverata alla vicina lama. Di questi terribili poteri sembra che si sia persa ogni traccia e memoria, invece le lontane montagne dell'Himalaya sono disseminate di grotte di questo genere, risultato delle capacità acquisite con la meditazione, le privazioni, le iniziazioni e la spersonalizzazione: solo chi sa rompere, allora come ora, la dura scorza dell'egoismo personale e dell'io individuale riceve in premio la possibilità di accedere all'infinita riserva dell'energia universale per cui tutto diventa possibile. Anche il ricavarsi una dimora dalla dura roccia. Un altro luogo da stregoni e non da “normali” era il
Bus de la Lum, che è troppo grande e troppo pauroso per non essere
temuto. Una tale voragine doveva per forza essere considerata una specie
di porta, accesso diretto alle oscure profondità della terra, attraverso
la quale uscivano energie sotterranee e potenti. Quindi un luogo da
sciamani che qui evocavano le forze telluriche, le assoggettavano al
proprio volere e le dirigevano verso i risultati richiesti: far piovere se
il periodo era secco o far cessare la pioggia se impediva la caccia, far
fuggire spiriti maligni e parassiti, invocare la protezione delle molte
divinità benefiche e protettrici. Infatti attorno al grande occhio di
tenebra si stanno trovando molti segni di quelle antiche presenze. E a proposito
della Livenza (l'acqua è sempre femminile...) avete mai notato che questo
fiume si origina da due risorgive diverse che sembrano rappresentare i due
fondamentali elementi della Natura? La Santissima è ovviamente femminile e
il culto della Madonna ha sostituito quello di antiche Dee, mentre il
Gorgazzo, un po' equivoco anche nell'assonanza del nome, è di segno
sicuramente maschile e la religiosità popolare, infallibile nella sua
intuitività, ha posto un Cristo subacqueo, cioè una divinità maschile,
all'uscita del pauroso antro sommerso. Ma dopo tempi immemorabili in cui si faceva cosi, ad un tratto arrivò una nuova religione che aveva per simbolo un uomo trafitto e moribondo su una croce la quale, a parole, era simbolo d'amore e di redenzione ma si trasformava troppo presto in una spada che giustiziava chi non si sottometteva alle nuove regole. Cosi i corpi furono obbligatoriamente coperti da vestiti, per nascondere le forme e non per difendersi dal freddo; l'amore fisico divenne peccato. Le belle e provocanti Aganis, custodi delle acque e della fertilità, divennero Paganis, creature malefiche che inducevano alla perdizione, oppure streghe orrende, a volte antropofaghe con particolare predilezione per i bambini, cioè l'esatto opposto della loro reale natura. Nonostante tutti i
tentativi messi in atto dalle autorità ecclesiastiche, il culto dell'acqua
continuò fino ben oltre il Medioevo. Tentarono di costruire una chiesa,
dedicandola alla Madonna, proprio sulle risorgive, ma il risultato fu che
gli accoppiamenti per ottenere la fertilità erano praticati, ovviamente di
nascosto, anche dentro il tempio. Allora si tentò di cambiare il tipo di
devozione, per cui la chiesa fu destinata non più a Maria ma alla
Santissima Trinità, da cui il nome annuale di quelle risorgive, levando
ogni riferimento all'elemento femminile, poiché composta dal Padre, dal
Figlio e da una asessuata colomba, simbolo dello Spirito Santo. Forse le stesse Aganis, parenti strette dell'Anduane del Bus de la lum, assumevano le sembianze di giovani donne che si bagnavano nude nelle fonti davanti al monastero per tentare i poveri frati. Chissà...
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© aprile 2003 intraisass Tratto da Cansiglio Nostra Signora. Storie dell'antica Foresta, dell'arido Altopiano, dell'alta Cima e di altri Monti Analoghi |
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Toio de Savorgnani |
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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALETOIO DE SAVORGNANI, Cansiglio Nostra Signora. Storie dell'antica Foresta, dell'arido Altopiano, dell'alta Cima e di altri Monti Analoghi, Martellago 20012. CARLOS CASTANEDA, Il potere del silenzio, Milano 1995, p. 119. ----------------------------------------------------------------------------------------------------
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