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la recensione storica di intra i sass |
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Titolo: Sui tetti
del Mondo |
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Sui tetti del mondo recensione di Giovanni Busato |
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Questo il prologo
lungimirante del libro “This my Voyage”, Questo mio Viaggio di TOM
LONGSTAFF (1875-1964), medico, alpinista ed esploratore nell'Inghilterra
della Royal Geographical Society e dell'Alpine Club di cui fu il primo
presidente. Tradotto in italiano nel 1954 (il libro è del 1951) con l'improbabile titolo “Sui tetti del Mondo” è composto di 14 sorprendenti capitoli, leggibili anche senza rispettare l'ordine in cui si succedono, che portano il lettore dalle prime ascensioni sulle Alpi alle montagne del Caucaso, dall'Himalaya al Karakoram fino alle Montagne Rocciose, per concludersi con le spedizioni alle Svalbard e in Groenlandia. Il ritmo del libro è quello delle grandi spedizioni esplorative della fine ‘800 inizi del ‘900, quando pensare di scalare l'Everest era un proposito stravagante, nonostante fossero passati quasi 50 anni da quando Sir George Everest aveva compiuto le rilevazioni topografiche della zona. Se aprite il libro
a caso, può capitarvi di leggere di una caccia al leopardo nei pressi di
un campo nella valle dell'Indo; vi affretterete a verificare di non aver
preso per sbaglio un libro di Salgari... oppure sentite un po' le
vicissitudini per attraversare un fiume: Il suo interesse
per la montagna è anche e soprattutto intellettuale. Nel corso dei suoi
viaggi va alla ricerca non solo degli alpinisti più forti dell'epoca ma
anche di scrittori, fotografi, naturalisti; così lo troviamo sulle Alpi
Giulie con lo scrittore Julius Kugy; conosce il grande fotografo Vittorio
Sella, del quale, alcune immagini illustrano il libro. E così l'avventura
ricomincia alla riscoperta di luoghi ancora parzialmente esplorati, dove
si reca, su incarico della Royal Geographical Society, per completare lo
studio di quelle regioni. La prima spedizione di studio parte nel 1928,
diretta alle Svalbard, la successiva del 1934 si dirige invece in
Groenlandia; entrambe hanno lo scopo di effettuare delle rilevazioni
sulla fauna e la flora locale, al fine di spiegare i mutamenti climatici
intervenuti negli ultimi secoli. Non mancano, nel corso di queste esplorazioni, alcune scalate: particolarmente suggestiva la descrizione della salita al Pollice del Diavolo nella baia di Melville in Groenlandia. Questa punta, ben visibile dal mare aperto, attrasse Longstaff che decise di scalarla; dalla descrizione le difficoltà consistono in una serie di placche lisce ed inclinate, battute dai venti salmastri, che costringono l'esploratore e il suo compagno ad una arrampicata in aderenza poco congeniale ad alpinisti abituati ad intagliare migliaia di gradini sul ghiaccio. Una volta sulla cima notano un singolare mucchietto di sassi rotondi coperti di licheni che sembrano essere stati accumulati da mano umana... e sì... qualche ignoto marinaio doveva essere salito fin lassù chissà quanti anni prima, forse attratto come Longstaff dalla bellezza di quella punta. In segno di rispetto per lo sconosciuto scalatore infilano sotto al mucchietto il loro riferimento alla seconda ripetizione della via. L'ultimo capitolo è dedicato alle montagne inglesi, un ritorno letterario ma anche fisico che si intuisce inevitabile leggendo il libro, nel corso del quale i riferimenti alle montagne di casa, alle scogliere inglesi fanno capolino ad ogni occasione. Tratto comune a tutti gli alpinisti scrittori inglesi per i quali le loro montagne, con quel clima particolare, quei colori, costituiscono qualcosa che trascende sempre il mero aspetto alpinistico. |
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Giovanni Busato
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