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 la recensione storica di intra i sass 

Titolo: La montagna a mani nude
Autore: René Desmaison

Pagg. 288 con fotografie b/n.
Editore: Dall'Oglio, aprile 1985
Collana: "Exploit"

 

La montagna a mani nude recensione di Mauro Mazzetti

I “favolosi anni ‘60”, una bella etichetta per ogni stagione culturale.
I favolosi anni ‘60 in Francia: Gilbert Becaud, Yves Montand, Juliette Greco, Alain Delon, Jean Paul Belmondo, tutti grandi personaggi del mondo dell'arte. E poi René Desmaison, anch'egli personaggio degli anni ‘60, icona affascinante e simbolo vivente della “grandeur” francese.

Negli anni ’50 e ’60 gli sforzi e le aspirazioni degli alpinisti di punta erano dirette a risolvere i grandi problemi invernali; anche Desmaison non si sottrae al fascino di questa sirena, entrando in larvata competizione con Bonatti, l'altra primadonna alpinistica del periodo. E' così un susseguirsi ininterrotto di prime, di ripetizioni, di solitarie, il tutto accuratamente documentato e raccontato senza perdere di vista l'uomo, ossia il vero nucleo centrale, l'alimentatore che dà impulso e giustificazione all'esistenza.

In queste semplici considerazioni c'é tutto lo spirito de La montagna a mani nude, esempio lampante di come si possa scrivere un libro autobiografico che negli anni è diventato un punto di riferimento incontrovertibile ed inalienabile.
Non è da molti partire in aiuto di due ingenui tedeschi ‘incrodati’ sulla Ovest del Petit Dru, incontrando in parete quell'altro bel tipo di Gary Hemming, con il quale portare soccorso agli sprovveduti di cui sopra. Che importa essere cacciati dalla Compagnia delle Guide di Chamonix per disobbedienza ed esibizionismo? C'erano vite da salvare, raccogliendo una sfida difficilmente rimandabile.
Non che l'episodio del salvataggio sia centrale nell'economia del libro, tanto è vero che anche gli altri capitoli sono degni di nota, tutti scritti con prosa asciutta e senza parole inutili, da vero uomo d'azione. Ma tant'è, giusto per continuare a giocare con le metafore, quel d'Artagnan dal fisico possente e dai muscoli guizzanti, moschettiere guascone e spavaldo, tiene veramente fede al detto “tutti per uno, uno per tutti”. In spregio alla gerarchia da caserma della burocratica struttura alpinistica di Chamonix, parte e risolve il problema; e come questo, affronta e risolve gli altri problemi di montagna che racconta nel libro, da solo ma anche legato a compagni di avventura ai quali dedica parole di alto significato e di grande valore umano.

Dietro alla suadente fragranza del ‘fumo’, l'‘arrosto’ del libro è gustoso e prelibato, preparato con attenta cura e con grande esperienza, non disgiunte da una vena di umorismo ‘noir’.
Ancora più della retorica chiusura, laddove si spiega a cosa servano le “mani nude”, credo che l'essenza di Desmaison e la sua concezione dell'esistenza si ritrovino nel commento ad una banale disattenzione che potrebbe finire in tragedia: «In fondo in fondo, non ero preparato per compiere il grande viaggio. Il trucco, forse, sta proprio nel non essere mai pronti!»

 

Mauro Mazzetti
Genova, dicembre 2002

 

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