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 la recensione storica di intra i sass 

Titolo: La Cima di Entrelor
Autore: Renato Chabod

Pagg. 364
Editore: Zanichelli, Bologna ottobre 1969
Prezzo: lire 3000

 

La Cima di Entrelor recensione di Mauro Mazzetti

La Cima di Entrelor, intesa come libro, si affaccia con rammarico e con rimpianto sulla vita dell'autore Renato Chabod. La cima di Entrelor, intesa come montagna, si affaccia pigramente e bonariamente su Rhemes, in valle d'Aosta.
E' una vetta facile, alpinisticamente parlando: le difficoltà sono contenute, poco più che una escursione da effettuare quando non si ha niente di meglio di fare. Per questo motivo, Chabod non l'ha mai salita, attratto da ben altre montagne e da ben altre vie. L'ha quindi snobbata e messa in un angolo; almeno fino alla sua vecchiaia, ricolma di ricordi e di emozioni. Ed adesso, che l'energia del corpo sta venendo meno, egli non ha più la forza di salirla, e se ne dispiace.

La cima di Entrelor diventa così l'alfa e l'omega dell'attività alpinistica di questo valdostano duro e caparbio, che si è legato alla corda di “grandi” come Boccalatte e Gervasutti senza peraltro esserne fagocitato e metabolizzato. L'autore ha mantenuto la sua identità personale, non riducendosi solo ad essere il “secondo di...”; la considerazione è ancora più vera se si pensa che Chabod è stato anche senatore e presidente del CAI, quindi persona con un rimarchevole spessore culturale e con una spiccata caratteristica di autonomia.

E' pur vero che, a leggere il libro, queste considerazioni non balzano subito evidenti: il racconto è spesso sottotraccia, frutto più di un understatement inglese che di una grandeur francese.
In altre parole, Chabod non enfatizza più di tanto le cosiddette “imprese” compiute, ma le racconta, nel genuino spirito del recit d'ascension, del racconto della salita, mettendo in fila i fatti uno dopo l'altro. Il tutto viene condito da una sottile vena umoristica – anche questa di squisito stampo inglese – che gli fa sorpassare e scavalcare i momenti epici e drammatici con levità e con dolcezza. Mai si trova la narrazione di giorni grandi (alla Bonatti, tanto per intenderci); mai si legge di situazioni difficili risolte in maniera rocambolesca (quasi come se ci fosse un deus ex machina pronto ad intervenire in soccorso); mai compare la benché minima traccia di ego e di super-ego (tanto è vero che i personaggi agiscono coralmente e raramente emettono acuti protagonistici).
Al contrario, la narrazione scivola via liscia e scorrevole, piana e semplice, come se si parlasse tra amici della gita fuori porta, e non di vette-simbolo della storia alpinistica.

In questo modo di porsi e di proporsi, Chabod si allinea così sulle posizioni e sul comportamento del contemporaneo Massimo Mila, con il quale ha effettuato prime salite e ripetizioni di prestigio. Come Mila, Chabod non si limita a macinare gradi e dislivelli, pareti e scivoli, roccia e ghiaccio; al contrario, l'occhio disincantato ed oggettivo dell'autore ci mostra panorami nuovi e prospettive innovatrici, il tutto corretto e rimodellato dal filtro di una visione di alto profilo culturale.

Mauro Mazzetti
Genova, dicembre 2003

 

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