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Rivista di Letteratura, Alpinismo e Arti Visive  

Cordillera Blanca 2003
Conquistadores – Campesinos: 0 - 3

di Franco Michieli
 

Ande Centrali, Cordillera Blanca: la traversata integrale (estate 2003)

 

 

La Cordillera Blanca del Perù, lunga in linea d'aria 180 km e culminante in una trentina di 6000 e un centinaio di 5000, è una delle catene di roccia e neve di più abbagliante bellezza dell'America Latina. Già 14 anni fa avevo ipotizzato di tentarne la traversata integrale. Per fortuna allora non ci provai, perché certo mi sarei trovato in serie difficoltà. Oggi ho rivisto quella possibilità sotto una luce completamente diversa: quella traversata avrebbe potuto diventare davvero una conquista se fossero stati i ragazzi di quelle montagne - nati poveri campesinos e approdati all'andinismo solo da pochi anni grazie all'opera di volontari italiani e dell'Escuela de Alta Montaña “Don Bosco en los Andes” di Marcarà –, se fossero stati quei ragazzi, e non noi occidentali forti delle nostre ricchezze e della nostra presunzione, a vivere l'eccezionale esperienza di varcare uno dopo l'altro tutti quei giganti di ghiaccio che sovrastano da sempre l'esistenza dei pueblos e dei campi inerpicati sui pendii.

Forse il senso di una simile proposta non è per tutti di facile comprensione. Siamo abituati all'evidenza delle spedizioni che partono dai paesi benestanti per andare a conquistare le grandi montagne dei paesi poveri, con l'aiuto – ma solo con l'aiuto, non con la vera condivisione della passione – degli abitanti del posto. A costoro si riservano grandi sforzi, ma i loro nomi scompaiono dietro a quelli di chi solo grazie ad essi raggiunge le cime. Fanno un lavoro pagato, non gli si richiede altro. Ma così come può nascere un coinvolgimento passionale? Quasi sempre salgono le montagne per guadagnarsi il pane, o per farsi il nome e guadagnarne di più. A causa del nostro atteggiamento e dei nostri soldi resteranno sempre esclusi dall'esperienza intima e travolgente dell'avventura in alta quota, che riesce a rivelarci scintille del suo senso solo se è gratuita, solo se è “conquista dell'inutile”. Questo è il punto: come proporre una grande fatica “inutile” a chi, da quando è nato, pensa alla sopravvivenza quotidiana? E' già abbastanza difficile nel caso di un'ascensione di pochi giorni. La traversata di una catena come la Cordillera Blanca implica invece varie settimane di sforzi ininterrotti ancora maggiori, non attorno a un campo base o su pochi chilometri di via da fare e rifare, ma cambiando a ogni ora orizzonte; ed essendo una novità non ci si può nemmeno appellare a uno spirito di emulazione che stimoli a imitare l'esempio di qualche grande alpinista, perché in loco esempi del genere non sono noti.

Per farcela, è necessario inoltrarsi nella condizione umana locale e seminare l'amore per la gratuità, per le esperienze che si possono vivere, ma non comprare. Da solo, nessuno può riuscire in un compito simile. Sulla Cordillera Blanca, da trent'anni un movimento vastissimo di volontari partito dall'Italia, l'Operazione Mato Grosso, sta cercando di dare l'esempio della gratuità. Sono stati fondati e fatti funzionare laboratori artistici e artigiani, scuole, ospedali, centri di forestazione, case attorno a cui si sviluppano innumerevoli attività che danno lavoro e sostegno a migliaia di persone; tutto si basa sull'atteggiamento del regalare ciò che si ha: prima di tutto il proprio tempo e le proprie capacità. Ragazzi e ragazze campesinos che nelle scuole imparano un mestiere colgono anche questa dimensione: ciò che permette loro di cambiare vita viene regalato da persone che non chiedono niente di materiale in cambio, né stipendi né rimborsi. Così avviene anche alla scuola di andinismo di Marcarà, dove gli allievi si preparano a diventare guide andine. Solo grazie a questa condizione ho potuto buttare lì la semplice idea – attraversare tutta la Cordillera Blanca per il solo valore dell'esperienza – e trovare i ragazzi con cui avevo già fatto amicizia l'anno scorso subito entusiasti dell'impresa. Per questo una simile realizzazione non riguarda solo i diretti partecipanti, ma le migliaia di volontari che in Italia e in Perù hanno donato per anni i loro sforzi perché si vedesse che le cose che valgono nella vita sono solo quelle che si danno via, e non quelle che si mettono in tasca.

Alla fine, io non ce l'ho fatta. Non sono riuscito, per varie ragioni, a percorrere tutta la Cordillera da un capo all'altro, anche se ho partecipato alla maggior parte dei 23 giorni dell'arduo cammino. Eppure, mi sono reso conto già in quei giorni di sentirmi più contento che dopo certe precedenti traversate portate a termine: alla fine, l'impresa integrale è stata tutta dei ragazzi di Marcarà! Non ce l'hanno fatta “perché c'era con loro un occidentale” (così penserebbe la maggior parte di noi); no, i figli di quelle montagne sono riusciti da sé a trovare una via da un colosso all'altro, e ora possono guardare nel proprio intimo la grandezza di tutta la Cordillera, sapere che con essa hanno intrecciato la vita, e che sono stati all'altezza di farlo. Per me questo è un evento che spazza via ogni “conquista alpinistica” che il classico scalatore riserva a se stesso. Vuol dire che anche da dietro i margini del mondo si può riemergere, se si mette in moto la catena del saper donare.

In breve, ecco in cosa è consistita la traversata, che Carlos Flores ed Edgar Laveriano hanno compiuto interamente e a cui hanno partecipato per tratti di varia lunghezza altre undici guide e aspiranti guide dell'Escuela “Don Bosco” o portatori provenienti dagli oratori di diversi villaggi. I 180 km in linea d'aria della Cordillera sono stati attraversati in 23 giorni da sud a nord, dal 9 luglio al 31 luglio 2003, muovendosi quasi sempre fra i 4000 e i 6000 m, valicando 30 passi molti dei quali alpinistici e superiori ai 5000 m, salendo alcune cime e soprattutto ricercando quotidianamente un percorso in gran parte inedito, per lo più fuori da sentieri o vie sperimentate, per praterie d'alta quota, pietraie, ghiacciai, pareti rocciose, boschi e valli incassate. I pernottamenti sono avvenuti quasi sempre in tenda, salvo al passaggio dai tre rifugi Ishinca, Huascaran e Perù (realizzati negli anni scorsi dall'Operazione Mato Grosso stessa per raccogliere aiuti per gli anziani più poveri del luogo) e dal villaggio di Huaypan; presso tali rifugi, a Huaypan e all'incrocio con una strada, i protagonisti hanno potuto rifornirsi di viveri e gas; sulle spalle, ciascuno portava uno zaino di circa 20 kg. E' interessante notare che nello stesso periodo è stata realizzata da un altro allievo dell'Escuela, Felipe Paolino Olivo, un'altra impresa incredibile per il contesto in cui si inserisce. Felipe, aspirante guida, era rimasto colpito dai racconti della guida e pioniere della corsa sulle alte vette Valerio Bertoglio, venuto a collaborare più volte con la scuola di Marcarà. Così ha pensato di tentare anche lui un concatenamento in giornata di vette andine: il Tocllaraju 6032 m, l'Urus Este 5420 m e l'Ishinca 5530 m. Noi della traversata siamo giunti al rifugio Ishinca proprio in tempo per assistere alla sua prova: partito dal rifugio alle quattro del mattino del 17 luglio, ha salito e sceso una dopo l'altra le tres cumbres, non in meno di 24 ore, come ipotizzato, ma nello stupefacente tempo di 8 ore, 24 minuti, 10 secondi. Sulla Cordillera nessuno aveva mai fatto nulla di simile. E, anche in questo caso, non c'erano in palio premi o pungoli di sponsor. Io ero presente, e vedere fare una cosa simile a un giovane che viene da una vita paurosamente difficile come è stata quella di Felipe, regala davvero un'ondata di speranza. Infine, mi ha colpito anche l'exploit dell'altra giovane guida Eder Mardonio, che nello stesso periodo ha salito in giornata il Huascaran dal rifugio omonimo per la Via dello Scudo in compagnia di due volontari italiani, ed è poi sceso con gli sci per la via della Garganta: era il primo peruviano a scendere in sci dalla cima più alta del Paese. E non ha mai preso un impianto di risalita in vita sua*.

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1. Quattro partecipanti alla traversata in Vetta al Nevado Tuco 5453 m (da sinistra Franco Michieli, Carlos Flores, Miguel Martinez ed Edgar Laveriano)

2. Al cospetto della Puia raymondi, rara e affascinante pianta della Cordillera che con le sue infiorescenze raggiunge altezze di una decina di metri

3. Le pareti settentrionali del Huascaran

4. Sguardo sulla Quebrada Paron cercando una via di discesa durante la traversata

5. Ai piedi dell’Artesonraju, una delle piramidi più perfette della Cordillera

6. Carlos Flores durante la salita nella tormenta al Paso Arteson

7. Un momento dell’impegnativa discesa dal Paso Arteson

8. Alcuni partecipanti alla traversata durante una sosta nella Quebrada Alpamayo (da sinistra Edgar Laveriano, Ronald, Robert, Felipe Olivo Paolino – autore fra l’altro del concatenamento delle tre vette in poco più di otto ore – e Carlos Flores)

 

Valcamonica, Settembre 2003
© ottobre 2003 intraisass

*Nota: le guide dell'Escuela de Alta Montana “Don Bosco en los Andes” di Marcarà, presso Huaraz, sono disponibili per accompagnare gruppi e singoli lungo itinerari originali e anche inediti sulla Cordillera Blanca (tra cui la nuova alta via descritta su Alp GM n. 15 e il giro in quota del Huascaran appena studiato), Huayhash e Negra, mettendo in primo piano le dimensioni dell'amicizia e della condivisione. E-mail andedbosco@virgilio.it  , tel. 0051-(0)43-743061. Un servizio più ampio sulla traversata della Cordillera e previsto a breve sulla Rivista della Montagna, CDA&Vivalda Editori.

Franco Michieli

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