Idea 2000
International Diabetic Expedition Aconcagua

 

di Vittorio Casiraghi

 

Ande Centrali, Cerro Aconcagua (6959 m), versante Est: un gruppo di alpinisti diabetici scala il tetto delle Americhe - un “pequeño 8000” - per il Falso de Los Polacos (gennaio 2001).

 

Il 12 gennaio 2001, sette alpinisti diabetici insulino-dipendenti (Lisa Seaman e Chris Meloche, Stati Uniti; Catherine Wells-Brandt, Canada; Doug Bursnall, Regno Unito; Emilio Valdes-Aller, Spagna; Marco Peruffo e Vittorio CasiraghI, Italia) hanno raggiunto la cima della montagna più alta d'America, il Cerro Aconcagua di 6959,6 metri.

Tutto normale?  Sembrerebbe di sì!

Se invece si guardano con attenzione le peculiarità che hanno caratterizzato l'ascensione, si tratta di un exploit veramente sorprendente!
Non si può certo dimenticare che è consuetudine, per buona parte della medicina ‘ufficiale’, considerare ancora ‘non-adatti’ alla pratica dell'alpinismo i soggetti diabetici insulino-dipendenti.

La maggior parte dei partecipanti alla spedizione si è incontrata per la prima volta in Argentina e se si osservano attentamente le differenze di preparazione, di esperienza e di attitudine alla scalata in quota da parte dei componenti, il valore del risultato è evidente.

Il reclutamento, la formazione del team e gli sviluppi dell'organizzazione della spedizione sono stati condotti utilizzando la rete internet.
In qualsiasi momento chi operava sulla montagna poteva contattare via radio il Campo Base.
Giornalmente dal Campo Base veniva emesso un aggiornamento sullo sviluppo della spedizione e mandato in rete sul sito www.idea200.org , tuttora attivo. Durante la spedizione, al sito vi sono stati oltre 8000 collegamenti a settimana!

Nonostante l'obiettivo e le strategie di scalata fossero condivise da tutto il team, ogni alpinista diabetico ha gestito personalmente la propria condizione, adeguandosi alla tempistica richiesta dall'ascensione.
Infatti, i sette alpinisti diabetici insulino-dipendenti sono arrivati in cima tutti  lo stesso giorno in un intervallo di sole tre ore circa. Oltre alla dotazione personale, i componenti la spedizione avevano a disposizione due sistemi di controllo della glicemia (reflettometri): l'Accutrend Sensor Complete della Roche (utilizzato al Campo Base e durante il trekking) e il Glucometer Elite XL della Bayer (utilizzato in quota).
Con temperature basse, i reflettometri non funzionano e le insuline ghiacciano. Per ovviare a tali inconvenienti, sia le insuline che il kit di controllo sono stati inseriti in appositi involucri e mantenuti a contatto corporeo permettendone l'uso al momento opportuno.

IDEA 2000, costituita il 14 dicembre del 1998 da David Panofsky, Todd Clare ed Ernest Bladé, ha come obiettivo la promozione del miglioramento dello stato di salute dei diabetici latino-americani che vivono in condizioni di sottosviluppo e di conseguenza non dispongono delle risorse necessarie per  potersi curare.

Grazie all'importante contributo finanziario, alla fornitura di materiali in vari settori da parte dei numerosi sponsor (vedi sito), le innumerevoli donazioni da parte di persone sensibili al progetto, oltre alla capillare campagna di finanziamento sostenuta dai componenti di IDEA 2000, di propaganda e vendita di articoli quali magliette, cartoline, calendari, sono stati raccolti fino ad oggi 85000 dollari.  Di questi fondi la spedizione ha incaricato della gestione le organizzazioni partners di IDEA 2000 (DOTA: Declaration of the Americas on Diabetes, IDF: International Diabetes Federation, IFL: Insulin for Life e IEMM: Institut d'Estudis de Medicina de Muntanja).

In accordo con il medico della spedizione, gli alpinisti diabetici hanno compilato un report giornaliero con dati inerenti la gestione della patologia (glicemia, tipo e quantità di insulina, quantità glucidi introdotti), posizione (luogo, altezza, pressione barometrica, durata e intensità dell'esercizio), situazione personale (percentuale di ossigeno nel sangue, frequenza cardiaca).

Tutte le informazioni dei report  saranno elaborate dall'IEMM (Institut d'Estudis de Medicina de Muntanya di Barcellona, Spagna) e saranno utilizzate per una pubblicazione da parte dei due medici della spedizione (Jordi Admettla, Spagna e Mark Timmerman, Stati Uniti).

 

Come è andata

L'approccio alla montagna è stato condotto dal versante Est.
Partiti il 30 dicembre 2000 da Punta de Vacas (19 partecipanti, dei quali 8 alpinisti e 7 escursionisti diabetici insulino-dipendenti, 2 medici, 1 cameraman, 1 addetto pubbliche relazioni) con 1300 chilogrammi di materiale e l'impiego di 28 muli, risaliamo la valle del Rio Vacas in tre giorni di trekking, sostando prima al campo di Pampa de Leñas (2800 m) e poi a Casa de Piedra (3200 m).  Il primo gennaio 2001 arriviamo al Campo Base di Plaza Argentina (4200 m). 

Dopo due giorni al Campo Base, con Marco e Lisa saliamo al Colle Relinchos (5080 m) dal quale si gode di una formidabile vista sulla parete Sud del Cerro Aconcagua. Dopo molte discussioni e confronti, il gruppo stabilisce la strategia di scalata, che prevede l'ascensione della montagna in continuità, smontando di volta in volta il campo, con tuttavia la possibilità di permanere in quota per più giorni. A tale proposito, nonostante il freddo intenso e il forte vento, il 6 gennaio riforniamo di viveri e materiali il Campo 1 (5180 m) che il giorno successivo recapiteremo al Campo 2 (5880 m). A causa delle avverse condizioni meteo (bufere di vento), dopo aver pernottato al Campo 1, ridiscendiamo al Campo Base. Appena però il meteo promette un miglioramento, siamo di nuovo al Campo 1. L'indomani, l'11 gennaio, montiamo nel primo pomeriggio il Campo 2.

Siamo tutti molto concentrati e motivati e nonostante la fatica e la stanchezza per gli zaini pesanti accumulata per l'ascensione della giornata, non vediamo l'ora di infilarci nel sacco a pelo per cercare di recuperare e per essere subito pronti per la partenza di questa notte. Constatiamo con soddisfazione che anche con un freddo così micidiale i nostri sistemi di controllo della glicemia funzionano perfettamente.

Alle 3:30 del 12 gennaio, sotto un meraviglioso e luminoso cielo stellato, attraversiamo il Glaciar de Los Polacos fino a raggiungere e a percorrere il Falso de Los Polacos. A quota 6400 metri circa, incrociamo la via normale che sale dal Campo Berlin. Al crocevia aspettiamo con ansia per qualche istante il sole che fa timidamente capolino. Il freddo però è troppo intenso e ci incalza. All'inizio ci muoviamo tutti insieme con andatura costante lungo la via normale fino a Plaza Independencia. Poi, con il vento che non ci lascia tregua, attraversiamo  quasi in piano verso la famosa “canaleta”. Ovvero, 400 metri di dislivello fatti di sfasciumi, ghiaia, terriccio, massi instabili. Un supplizio da scontare, per guadagnarsi passo dopo passo e respiro dopo respiro, la cima. Marco è arrivato, è il primo e come da un enorme balcone si affaccia e mi incita. Sento la quota, sento la stanchezza, sento Marco, sento tutti coloro che mi sono stati vicini in questo progetto. 
Sono in cima! Piango... abbraccio Marco... 
“...ce l'abbiamo fatta...”
Sono le 12:10!

Sopra di noi solo il cielo. A ovest, inconfondibile, l'immensa linea dell'Oceano Pacifico e poi il contrasto  bianco degli scivoli di neve della Sud. Mi sento estremamente piccolo. L'ultimo del team arriverà alle 14:30.
Brrrr..., che freddo aspettarli tutti!

Finalmente si scende! Marco dimenticherà in cima il suo kit di controllo. Niente male, durante la discesa utilizzerà il mio. Al Campo 2 la stanchezza vince su tutti. Solo il giorno dopo la tensione si allenta e riusciamo a gioire. In giornata scendono tutti al Campo Base tranne David Panofsky, Lisa Seaman, Marco Peruffo e il sottoscritto. La nostra idea è tentare la Via Diretta al Ghiacciaio dei Polacchi.

E' il quarto giorno che siamo in quota, siamo stanchi ma anche molto motivati.

Riusciamo ad essere pronti a partire solo alle 4:30. Marco è subito alle prese con un'ipoglicemia, Lisa è affaticata e rimane un po' indietro. Salgo piano ma con ritmo costante e David mi segue. Calziamo i ramponi e ci leghiamo. Un mare di nubi avvolge tutto quanto sta sotto il Campo 2. Al di  sopra c'è il sole e fa caldo. Alle 9:00 collegamento radio con il Campo Base. Previsioni pessime! Però adesso il sole ci illumina, proseguiamo! Progredisco lentamente ad un ritmo di circa 100 metri l'ora.  Anche salendo piano, dentro di me, penso che “finché c'è luce proseguiremo”. Questa salita è troppo bella ed estetica, non possiamo mollare adesso! I miei compagni protestano: “i passi sono troppo lunghi”. Lisa è stanchissima. A circa 6450 metri passa al comando prima David e poi Marco. Lisa è sfinita! Marco decide che scenderà con lei. Intanto non si vede più nulla.

Aspetto con David il da farsi. Nevica! Decidiamo di scendere anche noi. Guardo l'altimetro, 6470 metri. Il prossimo tiro era quello del “canalino”, poi altri 200 metri come quelli appena percorsi e quindi la cresta che porta in cima. Ormai anche le rocce intorno sono tutte bianche.
Sono le 11:30. La spedizione è finita!

Ciò che rimane è ancora una volta un'esperienza molto intensa, che ci ha messo alla prova come persone, alpinisti, diabetici, accomunandoci ed arricchendoci di una consapevolezza e di una convinzione nuova e non più solo personale, di una condizione che giunta a questo livello di conoscenza, non può più essere considerata un limite.

 

Autunno 2001

Vittorio Casiraghi

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

R.J. SECOR, Aconcagua, a climbing guide, Seattle 1999.

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