Eiger
|
|
di Claudio Agnoletto | |
Oberland Bernese, Eiger, cresta Mitellegi: nell'«età dell'infarto» un'ascensione quasi solitaria (agosto 2001).
|
|
Credevo di esserne fuori ormai,
dopo una vita impiegata a valutare oculatamente i rischi che comportano
certe escursioni e viaggi di terra e di mare. Tanto che mi vantavo del
fatto di sapermi garantire un buon margine di sicurezza per portare a
termine diversi progetti. Mi rimaneva però il dubbio se, invece di una
sana maturità acquisita con il tempo, non si trattasse piuttosto di
rincoglionimento senile. Poi di punto in bianco, a 53 anni, mi faccio L'Eiger da solo e senza corda. L'Eiger, la montagna assassina, lapide perenne del fior fiore
dell'alpinismo mondiale. Fiumi di inchiostro sono stati versati sui primi
disgraziati tentativi di conquista della famigerata parete Nord. Sui primi
successi ottenuti a prezzo di indicibili sforzi, protratti per diversi
giorni bivaccando su una parete battuta da continue scariche e repentini
cambi di tempo. Sugli immancabili incidenti, come il caso dell'italiano
rimasto a penzolare congelato in parete per due anni, attirando la
curiosità morbosa di una miriade di turisti che affollavano le terrazze
con binocolo degli hotel nel sottostante paesino di Grindelwald. La vigilia di ferragosto del 2001. Interessante è la sosta in piena parete Nord dove ci si può raggelare
alla visione dei neri strapiombi sottostanti. Me ne sto lì, zaino in spalla, la neve fino alle ginocchia, quando
dietro di me si affacciano dal cunicolo quattro giovanotti sui vent'anni. Fuseau neri, scarponi da ghiacciaio, attrezzatura di alta quota.
Quattro guide tirolesi. Sono diretti alla Mittellegi Hütte, un piccolo
rifugio in legno che si vede stagliarsi lontano sul crinale Est dell'Eiger.
Guarda caso, siamo sullo stesso percorso. Ci avviamo così, dapprima
aggirando vari crepi seminascosti dalla neve e poi su ripide roccette.
Slegati, veloci, ognuno sulla sua cengia. Proibito scivolare. Ti
troveresti a raschiare il pendio fino alle orecchie. “Wir gehen nach Mittellegigrad. Kommst du auch mit uns?” La cresta si presenta dapprima come un facile sentiero che segue il pendio sud, poi si comincia a zigzagare tra diversi massi scalandone ogni tanto qualcuno e man mano che si sale di quota, l'arrampicata si fa sempre più impegnativa. Ognuno per sé. Niente sicure. Aspettando alla base delle torri che la fila si snoccioli avanti, ne approfitto per girare dei filmati. Accade così che perdo tempo nel riporre le cose e rimango distanziato dal gruppo. No problem, la via è a senso unico, ci ritroveremo sulla cima. Se non che i quattro si aiutano a vicenda nei passaggi più
ostici, mentre io devo arrancare per decine di metri tirando di braccia su
certe gomene posizionate a penzoloni lungo le torri più ripide. Salita superba. Adrenalina alle stelle. Infilo il primo anello. Al nodo del giunto mi fermo appeso ad un prusik
per fargli scapolare il discensore, avendo prima cercato sotto di
me uno spuntoncino di roccia dove appoggiare la corda per la discesa
successiva. Ed è così che di spuntone in spuntone, arrampicando
delicatamente in discesa per non pesare troppo sulla corda e sugli
appoggi, riesco piano piano a scendere dalla montagna chiamata ‘assassina’.
Denigrazione assolutamente gratuita.
|
|
<2002> | |
Claudio Agnoletto
|
|
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALEHEINRICH HARRER, Parete Nord. L'eroica conquista dell'Eiger: una straordinaria avventura umana, Milano 1999. TONI HIEBELER, Eiger: parete Nord. La morte arrampica accanto, Bologna 1966. AUDREY SALKED, Atlante dell'alpinismo, Novara 1999, pp. 54-57. ----------------------------------------------------------------------------------------------------
|
|
|
|
copyright© 2002 intra i sass
all rights reserved - http://www.intraisass.it