Winds of Change Venti di Cambiamento in Yosemite
|
|
di Valerio Folco | |
Yosemite Valley, El Capitan, parete Ovest: maggio 1998, tentativo solitario di Winds of Change, itinerario di artificiale estremo aperto nell'agosto 1991 da Richard Jensen.
|
|
Camp
4 ‘Live
free or died’ è scritto su una targa personalizzata di una
scassatissima automobile di climbers parcheggiata davanti all'entrata di
Camp 4, in Yosemite. Questo mitico campeggio che ha ospitato generazioni
di arrampicatori americani, maestri dell'arrampicata libera e
artificiale, e molti altri giunti fin qui da tutto il mondo per
confrontarsi con El Capitan e l'Half Dome, sta per essere
definitivamente chiuso. Un pezzo importante della storia alpinistica
mondiale svanirà. Al suo posto saranno costruiti molti lodge da
cento dollari a notte, abbattendo alberi secolari e cancellando tracce
storiche delle prime tribù indiane che abitarono questa zona.
La
meta A
sei mesi dalla mia ultima salita su Sea of Dreams a El Capitan,
sono ritornato qui con un nuovo progetto. Provare un'altra via di A5, ma
questa volta in solitaria. Le solitarie di A5 su El Capitan sono rare e
di solito
Comincia
l'avventura Sam,
che ha portato gentilmente me e mio padre fin qui da San Francisco, si
ferma a El Cap Meadows (grosso prato alla base di El Capitan) per ‘binocolare’
il mio socio Tom impegnato con due compagni su Tribal Rite, a
destra del Nose. Sam mi dice che hanno sopportato 48 ore di acqua
incessante: li vediamo infatti lassù, appesi alla parete dentro le loro
tendine. Il giorno dopo Sam
tornerà in città lasciandoci senza macchina, mentre Tom e i suoi due
amici decideranno di scendere: li attenderemo alla base di El Cap quando
arriveranno a terra.
Incontro
inaspettato Passando
sotto l'attacco di Jolly Roger, altra via mitica di El Capitan,
incontro un conoscente di tutto rispetto, l'enfante prodige dell'artificiale
made in USA, Chris McNamara. Ha 18 anni e ha già fatto praticamente
tutto sulle pareti dello Yosemite. Ci mettiamo a parlare e mi fa i
complimenti per la mia salita dell'anno scorso su Sea of Dreams,
mentre io gli dico che sto provando Wind of Change in solitaria.
Mi racconta che hanno appena richiodato le soste su Jolly Roger
così come su decine di altre vie. Sono sei mesi che lui e i suoi amici
lavorano a questo progetto e raccoglie offerte in moneta ‘verde’ per
poter andare avanti. Oltre alla richiodatura hanno ripulito decine di
vie di ogni genere di materiale fisso che si trovava in parete (heads,
chiodi, ecc.) e chiuso con la sika (!) i fori inutili fatti per gli hooks.
Mi spiega anche che è da qualche tempo che stanno pubblicizzando la
nuova tecnica di estrazione dei copperheads da parte del secondo
di cordata. Essi devono essere tolti completamente con un punteruolo e
non strappati via con il martello, come fossero chiodi, perché -
così facendo - si rischierebbe di togliere solo il cavetto e lasciare
la testina appiccicata alla parete. Con questo nuovo modo si risparmia
al possibile ripetitore lo stress di rimanere molti minuti appeso,
magari ad una protezione precaria, per riuscire a togliere questi deadheads,
‘teste morte’, divenute inutilizzabili. Insomma il clima che respiro
è quello del cambiamento; mi sembra che Yosemite, nel bene e nel male,
stia voltando pagina. Le tecniche di artificiale sono sempre più
esasperate con i bird-beaks (micro-chiodi a becco d'aquila), al
primo posto come protezioni impiegate nei tiri di A5 moderni (Chris in
una sua via all'Half Dome ne ha messi 22 di fila e tutti molto
precari, ed è ancora in dubbio se classificare questa lunghezza A5). La
chiusura verso l'alto della scala di difficoltà nell'artificiale (il
massimo è per l'appunto il grado A5) ha portato ad una compressione tale che i
nuovi tiri aperti negli ultimi tempi, pur rimanendo di una tecnicità e
pericolosità altissima, vengono sistematicamente degradati dai primi
ripetitori. Si hanno così tiri di A5 che vengono dati A4, A3+ in nome
della difficoltà ‘New Wave’. Il risultato è che si generano delle
confusioni pericolose perché la differenza tra la gradazione classica,
peraltro già estrema, e la New Wave diventa molto soggettiva.
Partenza Le
previsioni oramai si smentiscono da sole ogni 24 ore, sembra che i
meteorologi non riescano a capire la situazione del tempo. Bruciamo una
rara giornata di sole per andare a mettere alcune corde fisse all'uscita
della mia via, per fare delle foto e un piccolo filmato, ma a 2000
metri, con i piedi bagnati e la neve che mi arriva alle cosce, scopriamo
il famoso metro di neve che ci sbarra il passo sui plateau che portano
alla cima di El Capitan. Durante il penoso rientro penso che non me ne
sta andando bene una e decido di partire l'indomani. Le previsioni
sembrano buone: alta pressione sul Pacifico e cinque giorni di stabilità
con qualche passaggio di nuvole. In
altre parole il mio lavoro di aid-climber si traduce nel salire
mettendo le protezioni, quindi faccio la sosta e fisso le corde; scendo
in doppia, svincolo i miei due sacconi con i loro 80 chilogrammi di
peso, risalgo con le jumar per togliere tutta la ferraglia messa
precedentemente e, arrivato di nuovo alla sosta superiore, tiro su i
sacconi con la carrucola. Vado
addirittura più veloce di due americani di fianco a me che stanno
scalando Cosmos. La mattina seguente, al mio risveglio, la realtà mi mostra tutta la sua inaspettata crudeltà. Alla faccia del passaggio di nuvole! Da ovest sta praticamente arrivando un uragano. Le nuvole meno minacciose sono di colore nero e avanzano veloci e cariche di pioggia. Guardo l'altimetro: la pressione è crollata da 855 a 818 millibar in poche ore!
Progresso Qui
in Yosemite è sempre stato vietato buttare la propria spazzatura e i
propri rifiuti organici giù dalle pareti
Acqua Riesco
a malapena a montare la tendina attorno alla portaledge che arriva la
prima ondata d'acqua. Sono le 5:15 del 25 Maggio. La meteo americana fa
‘acqua’
come fa acqua la mia tendina. Devo contorcermi in posizioni al limite
del crampo muscolare per schivare le gocce d'acqua che entrano dalle
cuciture delle cerniere, e come se non bastasse mi trovo sotto ad un
piccolo tetto che produce una minuscola cascatella che s'infrange
rumorosamente addosso alla tela della tendina. Dopo cinque ore di
pioggia incessante, smette.
24
o Sono
solo. Veramente solo. E' da ore che sono avvolto dalle nuvole e non
vedo il mondo circostante. Non sento rumori provenienti dalla civiltà;
sento solo quello della pioggia. Comincio così a pensare alle cose più
svariate e
in particolar modo a ciò che sto facendo. Rifletto sulla nuova disciplina del Clean Aid Climbing, cioè salire le vie di
artificiale senza usare il martello, attaccandosi però a tutto quello
che si trova in parete piantato precedentemente, oppure sulle libere
delle vecchie vie di artificiale dove si utilizzano i buchi ‘artificiali’ prodotti dalla continua schiodatura, o ancora
sullo speed-climbing che tanto assomiglia alla disciplina della vita moderna,
sempre di corsa e sempre stressati, per non parlare del ‘Mito del
Primo’. Sono stato il primo a scoprire quel posto al Polo Nord e sono
stato il primo a defecarci sopra. Alla fine produrremo solo un alpinismo
vecchio, ripetitivo e inquinante, dove invece solo chi fa le cose per se
stesso riuscirà a trovare le giuste sensazioni.
La
dura realtà Cerco
di dormire, ma il rumore dell'acqua e il freddo non me lo permettono. La
pressione scende ancora fino a 815 millibar e comincio a pensare che
domani dovrò scendere. Durante la notte la temperatura scende a meno 5 e m'invento di tutto per rimanere caldo e asciutto. Mi
metto dei sacchetti di carta sotto al sacco a pelo per isolarmi dal
vento ascendente che batte contro il fondo della portaledge, causando
un'ulteriore diminuzione della temperatura. La tendina è al limite
della tenuta e comincia a perdere in tanti punti. Mi raggomitolo dentro
al sacco a pelo protetto dal gore-tex ormai sconfitto su tutti i fronti,
mentre l'acqua e il freddo sferrano l'ultimo attacco.
Saggia
decisione Giunto
a El Cap Meadows, mi butto per terra. Sono molto vicino allo sfinimento
e con lo sguardo assisto al recupero di alcuni scalatori su New Dawn
che hanno chiesto soccorso con il telefono cellulare. Uno di loro è in
ipotermia e l'elicottero compie un hovering di un quarto d'ora per
riuscire ad imbarcarlo. Altre cordate stanno invece scendendo con le
proprie forze, avvalorando in tal modo la decisione che ho preso
stamattina. Per
finire,
possibile che nel vortice di questi ‘Winds of Change’ che sembra stiano investendo Yosemite non ci sia anche un cambiamento delle
condizioni meteorologiche? Ma dove è finito il famoso sole della
California?
|
|
Giugno 1998 | |
Valerio Folco
|
|
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALEREINHARD KARL, Yosemite, Milano 1986. DON REID, Yosemite climbs: Big Walls, Evergreen 1993. ----------------------------------------------------------------------------------------------------
|
|
|
|
copyright© 2000 intra i sass
all rights reserved - http://www.intraisass.it