Odissea nel vento

 

di Mauro Florit

 

Ande Patagoniche, Cuerno Principal, Pilastro Sud-ovest: breve storia di un tentativo alpinistico osteggiato dal famoso vento patagonico (gennaio - febbraio 1999).

 

Dopo vent'anni di scalate in giro per le montagne di mezzo mondo, credevo di saper cos'è il mal tempo.
Credevo, conoscendo la bora, di sapere quanto forte può essere il vento.
E credevo di conoscere il brutto tempo.
Mi sbagliavo.

Zaino pesantissimo, siamo senza materiale da bivacco, ma è ugualmente stracolmo di corde, chiodi, friend e tutte le altre cianfrusaglie alpinistiche che ci siamo trascinati fin qui, alla base del Cuerno Principal, nel gruppo del Paine, nella Patagonia Cilena.
Arriva l'ennesima raffica, la sento arrivare da lontano, urla come un treno impazzito, e ci travolge. Dobbiamo buttarci a terra e aggrapparci alle rocce per non essere portati via. Cerchiamo un riparo sotto un gran roccione, sembra un buon posto, ma il treno ci scova anche lì sotto ed entra a tutta velocità risucchiando quasi l'aria dai polmoni. Per un momento restiamo sordi e quasi senza respiro.
BASTA!!
Ormai sono quindici giorni che resistiamo, ora BASTA!!!
Urlo al vento tutta la mia rabbia, la rabbia di chi si sta fregando un mese di ferie per venire qua, alla fine del mondo, per tentare l'apertura di un nuovo itinerario nella mitica Patagonia.
Basta.
Oggi è l'ultimo tentativo. Oggi dobbiamo cercare di recuperare tutto il materiale che abbiamo lasciato in parete durante i tentativi precedenti. Dei trecento metri presunti del nostro pilastro, abbiamo scalato poco meno della metà. Sarebbe stata anche una bella via: difficile, ed ora - dopo le prime lunghezze marciotte - anche su roccia solida.
Tutto si è coperto di un sottile strato di ghiaccio, mentre più in alto, sulla cima del Paine Grande, nevica furiosamente, come d'altra parte ha sempre fatto da quando abbiamo messo piede nella Valle del Frances.
Grido a Corrado di lasciare lì le corde, chi se ne frega. Ormai penso che, sbattute dal vento, siano diventate inservibili. Ma lui sale ugualmente e sfila la doppia che avevamo lasciato come corda fissa.
Basta. Scendiamo.

Dopo due giorni, a circa tre chilometri in linea d'aria dalla nostra valle, sono in sella a  ‘Canario’ che passeggia incurante del mio peso sul groppone. Fa caldo, ed una luce splendida illumina i Cuerni con il nostro pilastro arrossato dal sole. Corrado con un sorriso beffardo mi indica la nostra valle ora sgombra da nubi. Non rispondo, e - seguendo le indicazioni del gaucios - con un colpetto forse troppo forte con i talloni mi lancio nel mio primo galoppo patagonico.

 

Note

Spedizione alpinistica: “Patagonia 1999” (19 gennaio - 15 febbraio)

FLORIT Mauro - Club Alpino Accademico Italiano 
PIPOLO Corrado - Associazione Guide Alpine Italiane

Con la sua grande varietà di flora e fauna unita a una spettacolare bellezza, il Parque Nacional Torres del Paine viene dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1978. Il parco cileno ha una superficie di 2422 chilometri quadrati e si trova inserito tra la vasta steppa patagonica e la massa meridionale dello Hielo Continental, da cui discendono i tre grandi ghiacciai che originano i laghi del parco. Il massiccio montuoso del Paine, con cime che raggiungono i 3000 metri, costituisce il cuore del parco, che prende il nome dalle caratteristiche tre enormi torri di granito rosa.
Obiettivo della nostra spedizione è stata la poco nota e frequentata Valle del Frances.

 

Febbraio 1999

Mauro Florit

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

GINO BUSCAINI - SILVIA METZELTIN, Patagonia - Terra magica per alpinisti e viaggiatori, Milano 1987 - 1998.

WAYNE BERNHARDSON, Argentina, Guide EDT/Lonely Planet, Torino 1998 - 2000.

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INDRIZZI UTILI

ALMIRANTE NIETO, di Jovita Olabarria, fax 0056-61-411218, per dormire a Puerto Natales.

AMERINDIA, Puerto Natales, agenzia per spedizioni alpinistiche.

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