Un incubo da sogno

 

di Benigno Balatti

 

Masino-Bregaglia-Disgrazia, Sella di Monte Pioda, parete Nord: 1^ salita del Couloir dei Sogni (23 maggio 1998).

 

Ho effettuato numerose prime salite nel gruppo del Monte Disgrazia, ma la mia mente era fissa su quel colatoio che si trova tra la vetta e il Monte Pioda.
Ogni volta che mi trovavo a transitare in Val Malenco, sulla strada che porta al parcheggio di Chiareggio, i miei occhi si fermavano ad ammirare quella parete che emanava un fascino magnetico, tanto la vedevo incantevole, lucente e selvaggia, dimenticata da molti anni dagli alpinisti. Trovavo sempre la scusa di fermarmi ad ammirarla, e la sua bellezza mi rapiva tanto che mi sembrava avesse un'anima.
Dagli ultimi casolari di Chiareggio questa parete sembra così vicina e dà l'illusione di poterla toccare con un dito. In realtà la vista è ingannevole e ci vogliono parecchie ore solo per arrivare alla base.
Per raggiungerla, una prima possibilità è quella che porta al ghiacciaio della Ventina e quindi al ghiacciaio Superiore della Vergine fino al Colletto del Disgrazia (circa cinque ore). Da qui si scende verso il ghiacciaio del Disgrazia e lo si attraversa verso ovest (percorso complessivo dalle tre alle quattro ore); non si perde quota, ma il percorso è difficile perché il ghiacciaio è insidioso e presenta numerosi seracchi critici.
Altra possibilità è di salire direttamente da Forbicina (Chiareggio) e proseguire per la Val Sissone. L'attacco risulta essere molto più diretto, ma non ci sono punti di appoggio. Si dovrebbe quindi far tappa al bivacco Odello-Grandori al Passo di Mello (sei ore); l'attacco si trova poi a un'ora e trenta minuti.

Ho tentato più volte di affrontarla, questa parete Nord, sia in primavera che in autunno, ma il tempo mi è sempre stato ostile: o la temperatura era troppo alta o mancava ghiaccio.
Settimane, mesi, stagioni si susseguivano senza nulla di fatto; gli alpinisti sono però come i bambini: tutte le volte che il loro desiderio li guida, lo devono assecondare. La fantasia di un alpinista non è mai paga finché ci mette il naso: è però proprio questa caratteristica che lo trasforma in persona esperta.


·        Ottobre 1995: prima ricognizione del ghiacciaio del Disgrazia.

Partiamo da Chiareggio un sabato mattina alle 7. Siamo in tre: io, mia moglie Giovanna, e l'amico Gianfranco (Filippet). Risaliamo la Val Sissone dirigendoci verso il ghiacciaio del Disgrazia. Abbiamo subito la consapevolezza che sarà una giornata dura: il ghiacciaio è molto crepacciato a causa della stagione avanzata. Procediamo a rilento per le insidie che troviamo lungo il percorso: lo strato di neve, dura e solida all'inizio, man mano che avanziamo si trasforma in trabocchetti che l'alpinista che a turno batte la pista deve evitare o affrontare. Nel pomeriggio poi il tempo peggiora: dapprima una forte bufera, poi una fitta nevicata. Ci affrettiamo a cercare le corde fisse così da raggiungere il bivacco Odello-Grandori.
Il giorno seguente: la ritirata.


·        Settembre 1996: secondo tentativo.

Dopo aver fatto il turno lavorativo notturno, nel primo pomeriggio parto con mia moglie. Risaliamo il ghiacciaio del Disgrazia riuscendo a bivaccare presso un grosso seracco che si trova a trenta minuti dall'attacco. Dopo cinque ore di avvicinamento le condizioni meteorologiche e la neve sono ancora buone. Sfortunatamente, durante la notte si alza un vento da nord che non solo ci impedisce di accendere il fornello (niente cena), ma anche di addormentarci tranquillamente. Si trascorre la notte senza dormire cercando di ripararsi dalla neve che si accumula sopra di noi. Alle prime luci dell'alba cerchiamo di accendere nuovamente il fornello ma senza successo. Il vento è ancora forte e la bufera non accenna a diminuire. Ancora una volta battiamo in ritirata.


·        Maggio 1998: ricognizione.

Effettuiamo con gli sci una ricognizione al Pizzo Cassandra al fine di valutare le condizioni della parete per un successivo tentativo. C'è ancora molta neve e noi non siamo provetti sciatori. Intravedo sulla destra del Pizzo, davanti al ghiacciaio della Ventina, una possibile via percorribile per la quota 3312 della cresta Sud-est; la effettueremo la settimana successiva (17 maggio). Il suo nome sarà ‘Cogli l'attimo’ per un dislivello di 700 metri di salita classica e tratti fino a 80° con un passo di 5°+ su roccia. Superiamo questa salita, ben visibile a tutti, senza alcun problema di avvicinamento (circa tre ore di salita).
Le condizioni sono buone; che sia la volta buona per realizzare la nostra salita dei sogni?


·        22 Maggio 1998: terzo tentativo

Forti dell'ascensione della settimana precedente eccoci ad affrontare nuovamente il ghiacciaio del Disgrazia. Mentre ci avviciniamo sempre più alla parete constato che il canale intravisto in precedenza, che pensavo fattibile, in realtà risulta essere impraticabile direttamente per mancanza di colate di ghiaccio. Decidiamo quindi di salirne uno parallelo, a destra. Solo l'indomani, in parete, potremo sapere se sarà possibile continuare diritti per la goulotte o rientrare verso sinistra riprendendo così il canale che pensavamo all'inizio di percorrere direttamente.
Dopo sette ore di marcia, con neve che arriva alle ginocchia e carichi di zaini da venti chilogrammi ciascuno, arriviamo stanchi ma felici al bivacco Odello-Grandori: una prima vittoria!
Il giorno seguente ci dirigiamo verso il ghiacciaio alle pendici del Monte Pioda. Dopo circa un'ora e mezza siamo alla base del colatoio; tra grosse fenditure e qualche perplessità ci dirigiamo verso la parete nord. La giornata è splendida, il freddo accettabile. All'alba superiamo la crepaccia terminale nel suo punto più favorevole: essa si presenta come un Orco che difende la sua dimora.
L'attraversiamo in diagonale superando vari ponti di neve sospesi nel vuoto, di colore verde-blu: la loro bellezza non è inferiore a quella dei ghiacciai della Patagonia. La corda da cinquanta metri sta per finire e ho ancora un tratto delicato da superare: ci vorrebbero fittoni da un metro per proteggermi da un'eventuale caduta nel crepaccio. Neve dura si alterna a neve crostosa molto precaria. Alla fine l'incubo finisce: riesco a mettere un chiodo da ghiaccio sul pendio che ci porterà, con diverse lunghezze da cinquanta metri e pendenze dai 50° ai 75°, ad una zona di misto molto difficile e delicata da superare, sulla sinistra, per immetterci nella goulotte finale. Questa goulotte si presenterà al limite della praticabilità: inizialmente con un tratto a 80° su ghiaccio sottile per terminare con pendenze decrescenti fino a 60°. Altri cento metri e siamo alla fine della via. Terreno misto friabile e neve farinosa ci obbligano ad una più lenta progressione. Alle ore 14 usciamo sulla Cresta Ovest, a quota 3490 metri (via Normale), dopo otto ore di salita. La nebbia si alza velocemente, così ci fermiamo solo trenta minuti per goderci la vittoria e riprendere le forze, anche perché dobbiamo affrontare la discesa che non conosciamo. Imbocchiamo la via Normale in discesa fino al Passo Cecilia (3210 metri) e quindi proseguiamo fino al piccolo ghiacciaio di Pioda per arrivare al Passo di Mello. Ci vorranno ben sette ore per raggiungerlo, causa la neve molto alta e la nostra crescente stanchezza. Pernottiamo. Il giorno seguente scenderemo verso Chiareggio. 

Abbiamo chiamato la nostra via ‘Couloir dei sogni’, perché erano tredici anni che sognavo di portare a termine questa avventura, e l'abbiamo dedicata all'amico e guida Enrico Lenatti, scomparso all'inizio del 1998, per molti anni custode e gestore del Rifugio Porro. E' stato il Rico (così veniva chiamato affettuosamente dagli amici) a darmi consigli preziosi per tutte le salite nel Gruppo del Disgrazia, che lui conosceva bene. Il suo incoraggiamento e il suo appoggio mi sono stati indispensabili, in particolar modo per affrontare questa ascensione, dove l'ambiente severo e così poco esplorato è ricco di vie di non facile accesso. L'esser riuscito in questa impresa non è solo una vittoria mia e di mia moglie, ma anche di Enrico, che sicuramente - mi par ancora di vederlo, pelle bruciata dal sole - avrebbe esultato con noi per il successo.   

 

Maggio 2000

Benigno Balatti

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

AA.VV., Note tecniche, in C.A.A.I. Annuario 1998, p.103.

ALDO BONACOSSA - GIOVANNI ROSSI, Másino-Bregáglia-Disgrázia (Volume II), GUIDA DEI MONTI D'ITALIA C.A.I. - T.C.I., Milano 1975, pp. 61, 280-287.

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