I vari aspetti dell'uomo quando gli cambia la terra sotto i piedi... ovvero: Esperienze in Patagonia
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di Michele Guerrini | |
Ande Patagoniche, Fitz Roy, versante nord: 1^ ripetizione italiana - 3^ ascensione assoluta del Pilastro Goretta; versante sud: salita della via Franco-Argentina (ottobre - novembre 1995).
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Faccende quotidianeAll'inizio ci si deve abituare ad essere un po' selvaggi nel mangiare,
vestire, lavarsi e comportarsi...
Verso il Fitz RoyAlle tre di notte a Calafate non c'è in giro
nessuno con cui scambiare
quattro chiacchiere e forse è meglio così dato che fra tre ore passerà
a prenderci Carlos con la corriera di linea, che per fortuna oggi parte
per El Chaltén. All'inizio della stagione fa tre viaggi alla settimana
ma già in novembre le corse sono giornaliere (o a seconda comunque
delle richieste) per poi essere anche di due al giorno nei mesi di
gennaio e febbraio. Giunti
ad El Chaltén (vento) la prima cosa è quella
di sistemare gli aspetti burocratici (importanti) della vacanza. Ci
troviamo così tutti e cinque i viaggiatori nella stanza del
guardiaparco (Susanna) ad ascoltare le sue opportune raccomandazioni.
Alla fine, dopo che i trekkers sono partiti quasi di corsa per le
loro mete, rimaniamo soli nella stanza e chiediamo di regolarizzare le
nostra situazione di alpinisti.
Campo Rio Blanco - Only for climbersAl
campo base una scritta ci rammenta la nostra situazione: “CAMPO RIO
BLANCO – ONLY FOR CLIMBERS”.
L'indomani alle 7.00 ci svegliamo e come d’incanto il tempo non è
male. Organizzati e confezionati gli zaini partiamo con meta il ‘PASSO
SUPERIOR’, luogo del campo avanzato da dove partirà la
salita vera e propria. Mille metri di dislivello ci separano dal Passo e
30 chili sulle spalle ce li fanno sembrare eterni. E'
il 19 di ottobre ed è quasi una settimana che siamo partiti ma tutto
sommato ci sta andando bene. Abbiamo ancora del materiale da portare al
campo avanzato e un viaggio ‘carico’ dovrebbe bastare. Oggi però
preferiamo riposare e far asciugare scarponi e abbigliamento per i
giorni successivi. Il tempo non è bello ma almeno non nevica e tira
vento che velocizza il processo di asciugamento del materiale. Lavaggio
capi intimi e igiene personale sono alla base di una buona convivenza (escludendo i comportamenti animaleschi durante la digestione e nei
sacchi piuma, classici esempi di pseudo-virilità alpina). 20
ottobre, tempo brutto. Andata e ritorno ad El Chaltén per provviste (patate e cipolle) e una birra a testa (forse più di una...
non
ricordo bene). Altro
giorno fortunato, il 21, e stiamo di nuovo salendo verso il Passo
Superior con un carico forse maggiore del primo ma con neve ventata che
ci permette maggior velocità (ci metteremo 4 ore fino al campo
avanzato). Questa volta decidiamo di bivaccare al Passo
sperando nel bel tempo del giorno dopo. Il
giorno seguente ci riposiamo al campo Rio Blanco e Diego incomincia a
lavorare su ciò
che risulterà essere il nostro simbolo, il nostro porta fortuna, il
nostro totem e cioè una scultura di legno raffigurante una donna a grandezza
quasi naturale. Nei giorni successivi questa figura prenderà forma con il solo uso di un'accetta acquistata in precedenza a Rio Gallegos. Durante la lavorazione della parte anteriore, però, un colpo
assestato con virile violenza stacca uno dei seni creati con tanta
passione. Da qui la decisione di usare due piccoli chiodi per il
fissaggio dei pettorali. Alla fine risulterà comunque apprezzata da
tutti coloro che hanno avuto l'occasione di vederla. A
tratti riusciamo a intravedere il Fitz Roy nel suo aspetto semi
invernale dopo le nevicate dei giorni precedenti. Alle
6:00 del mattino partiamo con gli sci ai piedi e dopo circa un'ora
siamo alla base del misto (zaini pesantissimi: oltre alla normale
attrezzatura abbiamo telecamere e almeno 35 chiodi per la discesa,
prevista per una linea nuova rispetto a quella di Renato Casarotto). Ripercorriamo
le lunghezze del giorno precedente, arrivando a circa due tiri dal
Blocco. Una lunghezza in uno stretto canalino con ghiaccio durissimo (ho fatto fatica a piantare una vite da ghiaccio in acciaio!) e un breve
diedro di misto ci permettono di guadagnare altri 50 metri. Tocca a
Diego la lunghezza successiva, su roccia ricoperta di neve alquanto
instabile ma verticale. Quasi subito il nostro ottimismo svanisce... ci
metteremo ben quattro ore per superare quel tratto ed arrivare
finalmente per la prima volta al ‘bloc emportado’. Dopo aver
scattato qualche foto ed aver sistemato parte del materiale sotto un sasso, cominciamo ad attrezzare le soste di calata nel canale di misto. A sera arriviamo nuovamente alla tendina e prepariamo un the caldo.
Le nostre forze sono un po' in calo ma quel che è peggio sono i
nostri viveri che praticamente sono finiti, giocoforza tornare a Rio
Blanco per prendere altre scatolette, speck, grana, ecc. ecc. Nei
giorni seguenti il tempo si guasta, ci costringe a far solo delle
escursioni giornaliere ora ad El Chaltén, ora da Ricardo a Los Tres. Durante i successivi tentativi la nostra tattica era sempre la medesima: partenza da Rio Blanco, bivacco al Passo
Superior, salita del misto
e ritorno a causa del cattivo tempo che ogni tanto ci dava non più di una giornata
discreta. Dopo una breve analisi capiamo che dovevamo
anticipare l'arrivo del bel tempo e trovarci già almeno al Passo per
avere qualche possibilità di riuscita. Il
9 novembre decidiamo di partire anche se il tempo non è dei migliori ed
anche perché è un mese o quasi che siamo qui senza concludere gran che! Bivacco al Passo
Superior e grande attesa per il giorno dopo. Durante
la notte, uscendo per i soliti piccoli bisogni fisiologici, osservo il
cielo e con grande meraviglia vedo una stellata senza eguali. E' la
volta buona! Alla mattina siamo già al Blocco e dopo un breve riposo
attacchiamo il Pilastro vero e proprio. Per un timore reverenziale o
forse per non aver arrampicato (su roccia) da molto tempo, le prime
lunghezze si rivelano subito abbastanza difficili (6a, 6b, su granito, per noi dolomitisti, è già un bel grado). Dopo aver seguito tre
lunghezze della via di Renato, ci accorgiamo che quest’ultima
traversa a sinistra su di una piccola cengia per oltre 20 – 25 metri
mentre la variante (o via) di Marco (Pedrini) prosegue quasi direttamente. Dopo un breve consulto
decidiamo di prendere la via del ‘Pedro’ che segue una serie di
fessure e diedri di dimensioni accettabili. Le lunghezze successive
saranno ancora più difficili (6c) e completamente da proteggere con
stopper e friend, come pure tutte le soste. A due terzi di parete
raggiungiamo una comoda cengia e decidiamo di congiungerci con la via
originale attraversandola verso sinistra. Arriviamo così, dopo
qualche lunghezza, a portarci sul versante est del Pilastro. Per
l'esposizione e le condizioni della parete effettuiamo qualche passo
in artificiale sui friend raggiungendo la cima del Pilastro con
l'ultima luce del tramonto. Dopo due giorni di riposo il
tempo rimane bello e così di comune accordo risaliamo il ghiacciaio,
ritorniamo alla tenda del Passo, ma questa volta per salire il Fitz Roy
dal versante opposto e cioè attraverso la Franco-Argentina. Partenza
di notte con le pelli di foca e arrivo alle 4:00 del mattino alla
crepaccia terminale del tratto di misto del canale che porta alla
Brecia de Los Italianos. A differenza della Casarotto questo tratto, e
il resto della via, è a noi sconosciuto e infatti ci creerà non pochi
problemi affrontarlo in piena notte con la lampada frontale. In qualche
maniera riusciamo ad arrivare al colle, scendere il canalino opposto e
risalire quei canali e diedri che portano poi alla cresta nevosa che
costituisce l'attacco della via vera e propria. Appesi all'imbrago
ci togliamo i Koflach e calziamo le scarpette d'arrampicata ed in gran
velocità cominciamo a salire grazie anche all’aiuto di qualche corda
fissa (più o meno fissa!) lasciata
da una spedizione giapponese. In giornata riusciamo questa volta a
concludere salita e discesa grazie
anche al poco equipaggiamento e quindi al poco peso di ciascuno di noi.
Ripercorrendo a ritroso tutto l’itinerario Diego trova una piccozza
nel canale di misto: probabilmente al buio ci era sfuggita. Stanchi ed
affamati arriviamo al Passo con una sciata non proprio da maestri.
Diego se la cava nettamente meglio e con mio stupore, dalla fame,
riesce ad aprire e mangiare così com'è un intera confezione di carne
che andrebbe cucinata con almeno mezzo litro d'acqua! Dopo questa
performance dietetica ci sistemiamo nei sacchi e ci riposiamo per la
discesa del giorno dopo. Il
16 novembre ci apprestiamo ad ‘accompagnare’ verso il basso il
nostro compagno d'avventura, e cioè quel saccone di almeno 40 chili che ci ha tenuto compagnia al Passo Superior per queste lunghe settimane. L'impresa non è semplice ma dopo molte peripezie eccoci sul lago de
Los Tres a trainarlo di peso come fosse una slitta. In due volte
successive riusciamo poi a portarlo fino al campo base di Rio Blanco.
La vacanza va verso la conclusione e le birre non mancano a festeggiare
la buona sorte che ci ha permesso di trovare favorevoli tutti gli
elementi per le nostre realizzazioni: tempo, energia e condizioni.
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Maggio 1996 | |
Michele Guerrini
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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALEGORETTA TRAVERSO, Goretta e Renato Casarotto - Una vita tra le montagne, Novara 1996, pp. 32-41. GINO BUSCAINI - SILVIA METZELTIN, Patagonia - Terra magica per alpinisti e viaggiatori, Milano 1987 - 1998. AA.VV. a cura di MARCO A. FERRARI, Reportage Patagonia, in ALP n° 161, Torino 1998. ----------------------------------------------------------------------------------------------------
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