Da solo in inverno

 

di Marco Anghileri

 

I^ solitaria invernale  Parete Nord-Ovest - Grande Civetta - per la via Solleder-Lettenbauer (14-18 gennaio 2000).

 

“Guardo ancora l'orologio. Che ore sono? 
Solo le 4
:00. Anche questa notte non riesco ad avere sonni tranquilli...”

I pensieri ritornavano, e soprattutto ‘quello’.  Ormai era un'ossessione ed era una settimana che mi tormentava. Ero riuscito ad allontanarlo negli ultimi mesi, senza comunque abbandonarlo. Lo sentivo lì, pronto sicuramente a venire a galla. Sì, perché un altro inverno senza averlo soddisfatto non l'avrei più sopportato. Sapevo che era con me, lo sentivo questo ‘sogno’, ma a differenza degli ultimi due autunni non l'avevo messo in primo piano, avevo seguito altre voglie, in quei momenti più concrete e realizzabili.
Volevo fare l'8a prima del 2000; e via, in un paio di mesi di allenamento, OK fatto l'8a.
Poi volevo conoscere meglio le cascate di ghiaccio ed anche lì stavo prendendomi delle belle soddisfazioni.
Ero rilassato e distratto da queste cose.
Ma ora dovevo fare i conti con il ‘suo’ risveglio, potente ed improvviso. 
Risveglio generato da una giornata al Legnone su di una gran bella via.
Voglia matta di montagna, d'ambiente e inesorabilmente di Civetta, di Solleder.
Anche tre giorni d'influenza massacrante si erano messi ad accrescere il tutto. Finita questa, senza aspettare oltre, mi ero posto la fatidica domanda. “...Che cosa ho più voglia di fare per soddisfarmi...
“...Sicuramente andare in Dolomiti, in quell'ambiente.  Ma per fare ghiaccio di cui ho una voglia matta, oppure? - magari? - forse? - perché no? - andare in Solleder...”
Conclusione:
“...Intanto andare là subito e con il materiale per entrambe le soluzioni, poi si vedrà in base alle sensazioni...”

Mille dubbi mi hanno tormentato durante il viaggio. - La Solleder? - Era più di un mese che non arrampicavo, mi sentivo arrugginito. Era tantissimo che non provavo ad autoassicurarmi. Dovevo farlo un giorno in Medale per rispolverare le manovre, ma la falesia e poi le cascate avevano avuto il sopravvento. “Tanto c'è tempo”, mi dicevo.
...E poi forse ho più voglia di fare ghiaccio. Sì! E' meglio andare a Sottoguda...
In effetti, ero più carico due anni fa quando arrivai fin sopra lo zoccolo, poi, per colpa del fornello che non andava, ero tornato a casa.  
...Dio, che condizioni c'erano quel giorno! Metà febbraio, ma meglio che d'estate...” 
...Che bello guidare questa sera. Non c'è in giro nessuno da queste parti!
...
Agordo - Cencenighe - Alleghe - ...Eccomi qua, Alleghe = Civetta = Solleder. Il tempo è bello, sono venti giorni che non nevica... Ma sì! Domani vado all'attacco. Intanto salgo all'attacco, poi vedrò. Perché no? ...che strane queste due parole, perché no?... Quante cose ricordo di aver fatto con in testa queste parole?
...
OK! Deciso, ora vado da Walter e Monica a dormire (non finirò mai di ringraziarli) e domani salgo...

...Finalmente ecco la grotta sopra lo zoccolo. Che fatica questi 33 Kg di saccone da portare. Non ricordavo di aver sofferto tanto l'altra volta, forse non è il momento giusto? Forse ho bisogno d'altro allenamento...
...Però sto bene, sono più rilassato. Va tutto bene e le condizioni mi sembrano buone. Ho voglia di mettere almeno le mani sul mio sogno, almeno sfiorarlo... Metto le fisse sui primi due tiri intanto che ho ancora luce, dormo in grotta e domani vedo...
Ho sperimentato che a volte, anche in queste avventure considerate incredibili, si è troppo abituati a pensare con gli schemi utilizzati nel quotidiano, a casa, sul lavoro, in città, dove tutto è già impostato, ed è difficilissimo cambiare aspetto psicologico fino a quando realmente non si avverte la necessità fondamentale di richiamare se stessi in ciò che si sta facendo.

...Incredibile! Sono tre giorni che sto arrampicando, ho superato teoricamente i tiri più duri ed il grande traverso che mi preoccupava, eppure non sono ancora entrato in sintonia piena con la salita, con la Solleder, con il mio sogno. In fondo sono già a metà strada.  POSSIBILE???
...Mi sto lasciando trascinare dagli eventi. Tutto avviene perché deve accadere. Quello che penso è: tanto salgo, vado avanti.  Perché no?...
...OK, anche i diedri a metà li ho superati e meglio che in estate. Vado veramente bene oggi, che piacere! ...Però che vento è arrivato, devo trovare da bivaccare, ma al riparo. Non lo trovo, e sono anche indietro di tre tiri dalle mie previsioni... Non fa niente, tanto va tutto bene...
Le situazioni che incontriamo nel nostro cammino e soprattutto in montagna, ci mettono di fronte a noi stessi, al nostro modo di comportarci e di reagire. La Solleder mi ha dato molte soddisfazioni in questi termini. Quando ero su, maledivo il vento allucinante che era arrivato negli ultimi due giorni, per come aveva peggiorato le condizioni della parete a causa della neve portata e per il freddo.
Ora a casa sono quasi contento di tutto ciò, perché so di aver reagito bene e d'aver trovato le soluzioni giuste.
Sono andato in Solleder con l'ambizione di verificare come mi sarei comportato sul misto in condizioni stranissime ed anche al limite. Ho trovato ampiamente quello che cercavo grazie anche a quel vento, e la soddisfazione più grande è di aver superato tutto con ancora un buon margine. Sicuramente mi sono accorto che in una scala da 1 a 10, in solitaria e senza peccato di presunzione, io credo di poter dare 15.

...Che postaccio ho trovato per bivaccare, non riesco neanche a far andare il fornello ed il vento è girato prendendomi in pieno. Le previsioni danno forti raffiche e nevischio da domani pomeriggio. A questo punto, con fatica potrei ancora scendere, mentre se continuo? Però è ancora sereno e con il vento come fa a venire brutto? E allora?  Perché no?
...Però adesso devi essere veramente concentrato in tutto. Più sali oggi, meglio è per domani che vuoi uscire. Alle 5:00 mi avvio con la frontale...

Io credo che se una persona è consapevole di ciò cui va incontro, se per un attimo l'ha pensato, conosciuto o solo immaginato, è difficile si faccia trovare spiazzato dalle situazioni e quindi ha un asso nella manica, soprattutto psicologico, una marcia in più. Io la chiamo la ‘Coscienza della Conoscenza’. Dentro di me ho la coscienza profonda di avere accumulato molte esperienze, quindi molte conoscenze le quali mi permettono di non farmi arrivare impreparato di fronte alle situazioni che ho potuto trovare anche sulla Solleder. Questo mi dà molta forza ancor prima di partire per un'avventura. 
Ma se non si pensa o s'immagina cosa si potrà trovare, allora sì che è un problema.
Questo è accaduto al tiro della cascata. Non l'avevo calcolata e mi sono trovato impreparato davanti a 20 metri di ghiaccio a 75/70° senza neanche gli attrezzi giusti.
...Ora Marco esiste solo il metro quadrato intorno a te, non esiste nient'altro, né sopra, né sotto. Devi avere pazienza, che in questi casi è il tuo forte, e via minuto dopo minuto, anche se hai solo un piccozzino-martello ...Fortuna che hai fatto cascate questo mese, chissà poi perché proprio quest'anno? ...Il caso...
...Prima la cascata, poi un'ora per 5 metri di fungo di neve nel camino. Devo assolutamente mettere la fissa sopra la fessura di 5° a sinistra del camino che la ricordo molto dura e poi scendo a bivaccare dove c'era un buco. Un altro bivacco al vento no...
“...Sono stato bravo nella fessura e sono soddisfatto, domani dovrebbe essere tutto più tranquillo anche se non ricordo... poi questo buco è un toccasana...”

A volte accadono delle situazioni e coincidenze che mi fanno pensare. Due anni fa all'attacco, avevo rinunciato per il fornello che non andava e che fino allora non aveva mai dato nessun problema. Lo sistemai (l'ugello era bloccato) e lo utilizzai di nuovo in questi anni. La sera del quarto bivacco finita la bomboletta, non sono più riuscito a montarne un'altra, il filetto non prendeva. Perché ancora lì? Perché ancora sulla Solleder? E' possibile?

...Madonna che giornata, molti tiri non li ricordavo! Vento così non l'ho mai sentito e tutta questa neve portata mi dà un sacco di problemi ad arrampicare ...Forza Marco, che manca ancora un tiro. Però è ancora 5°+, ed i piedi non li sento proprio. Ormai sono due giorni e mezzo che arrampico sempre sulle punte dei ramponi... Vai che è quasi buio...
...Sarà anche 5°+, ma quest'uscita sopra il chiodo, intasata di neve, mi sembra durissima.
...Mano destra in appoggio, la sinistra non sulla lama che si utilizza d'estate perché piena di neve ma sopra questa tacchetta che è l'unica. Duro però! Così è troppo duro! ...Ma lo sai che è l'unico modo, Marco. Quante volte ti sei trovato in queste situazioni, anche in falesia, e quante volte hai capito che o vai subito, o niente, poi molli... Su... Convinto... Dai che la tieni, dai!!...
...Bravo, bravo Marco...
Grazie anche all'avambraccio da 8a... Vedi che tutto serve a tutto, anche Finale Ligure ed i suoi spit...”

...5 metri - 2 metri - 1 metro - cima!!! ...Sei grande Marco!...
...Che vento, però. Vola giù a prendere il saccone e scappa al rifugio se no congeli... Almeno due foto di fianco all'ometto di cima, dai... Che sfiga, il flash non va! Sarà il freddo!...
Ho provato a ritornare molte volte col pensiero al momento della cima, ma come per tutte le cime, non riesco a ricordare quale sia stato il primo pensiero. Ricordo le tre grida di sfogo, ma erano già trascorsi alcuni secondi, ricordo i molteplici pensieri dopo di questi, ma il primo, il più spontaneo, quello più atteso proprio non lo ricordo. A volte mi dico ...forse perché ero già in cima da qualche metro, o ero già convinto di esserlo dal momento che ho cambiato marcia al terzo giorno. Non saprei...

...Eccolo! Finalmente sono arrivato al Torrani tanto sognato...
Un bivacco con materassi, coperte ed una torta lasciata dall'ultimo dell'anno e ben conservata. Grazie.
Il telefonino, che in quelle sere aveva permesso di tranquillizzare casa, lì non prendeva, ma una chiamata della gestrice al telefono del bivacco mi diede modo di far avvertire tutti e di sapere che il giorno dopo, papà, Gianluigi, Corrado e Danilo sarebbero venuti verso la ferrata degli Alleghesi.  

“...Ho voglia di incontrare papà, in CIVETTA poi, e dopo una salita così. Che bello! ...Ma stai ancora attento, è giusto che ti rilassi alla fine della ferrata. OK? ...Bestia! che traverso dal Torrani a prendere questa ferrata, che tensione su questi pendii di neve dura. Ora però la conosci, l'hai già fatta sei anni fa dopo la ASTE e soprattutto c'è il sole. Che grande cosa...”
A volte quando si sta facendo qualcosa per inerzia, si ha modo di far andare i pensieri liberamente e senza controllo.
Scendendo dalla ferrata io ero in quelle condizioni. Stanco, abbastanza all'erta ma ormai distratto. Ed ho pensato molto alle mie cose lontane dalla Solleder. Alla fidanzata, a casa, al lavoro, al futuro, a mio fratello Giorgio ed a come lo sento sempre con me, ed ai piccoli segni che la mia ‘fede’ dice siano opera sua, ma che la ragione forse li interpreta più come fortuna.
Il Gri-Gri che mi cade al sesto tiro ma si ferma venti metri sotto grazie alla leva nera incastrata come un coltello nella neve. Il grosso sasso caduto un centesimo di secondo dopo che mi ero spostato. Il cordino del saccone che si blocca nel momento preciso in cui trovo da fermarmi sulla neve 50 centimetri prima, e non sarei riuscito a stare lì in posizione; ed in cinque giorni da solo molte altre situazioni. Chissà ???

...Li sento, li vedo... Eccoli...
...Ciao Pa', ciao a tutti. Sì, tutto bene, tutto è andato bene... Credo di avere i piedi un po' congelati. Speriamo sia niente di grave...
- Drinn , Drinn, Drinn, - ...questo è il mio cellulare! Incredibile, l'ho appena acceso e subito...
Pronto, ciao Marco! Sono Giorgio Redaelli, complimenti e bravo. Te lo sei meritato...

Credo che un finale più bello non poteva esserci.

Grazie a tutti gli amici di ALLEGHE.

 

CONSIDERAZIONI

L'Apparenza

Ho trascorso una settimana dopo la salita dove sui giornali, per strada, nella società, ero considerato un fortissimo. Avevo fatto qualcosa di incredibile, ero un ‘nuovo Messner’ avendo fatto una salita dura, forse la più dura da molto tempo.
Sono abituato a leggere sulle riviste di altra gente che fa queste cose, dei soliti mostri sacri considerati nell'Olimpo.
Questa volta leggevo di un ragazzo che appariva anch'esso un mostro, e questa volta quello ero io.
Ma tutto ciò è solo apparenza. E' quello che interessa e quindi che deve apparire.
Marco Anghileri, il mostro di turno, era, è, e sarà sempre - prima, durante, e dopo la Solleder - non un ‘mostro’, ma semplicemente Marco Anghileri.
Un ragazzo che nelle sue giornate solitarie in Grigna (prima della Solleder) sa di aver già fatto di più per sé; e fino alla settimana scorsa, senza aver raggiunto nessuna cima, senza essere considerato un mostro, senza alcun tipo di apparenza, senza apparire.
Cosa si può diventare in una settimana.
INCREDIBILE!

 

Punti di vista

Mi dicono!  Ma perché la Solleder, così strana, così complicata, così contro tendenza.
Avresti potuto fare un'altra cosa e approfittare lo stesso di ciò che sarebbe avvenuto dopo, dalla pubblicità a tutte queste cose. E comunque adesso approfittane, oppure continua con qualcosa di meno duro, meno impegnativo ma in ogni caso furbo, per proseguire a cavalcare l'onda.  Funziona così.  Avanti.
Rispondo. La Solleder è venuta. Ero goloso di quello che cercavo e fortunatamente, grazie a Dio, l'ho trovato.
Ero stimolato ed appassionato. Un'altra salita, anche più complicata ma simile, ora non mi darebbe più quello che ho vissuto. Non perché non mi piacciono quel tipo di vie, ma perché ho già provato, sono appagato e non sarei più stimolato. Ho voglia di altre esperienze, diverse, soprattutto nuove per me.  Ascolto gli stimoli del nuovo, mi sento una spugna che ha voglia di assorbire, un bambino con la voglia di imparare.
Magari saranno cose già fatte da qualcuno, magari no, questo è irrilevante perché sicuramente sarà qualcosa di nuovo per me, per il mio crescere in montagna ed anche e soprattutto al di fuori di essa.
POTESSE ESSERE SEMPRE COSI'.

 

Fine gennaio 2000

Marco Anghileri

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

AA.VV. a cura di ALFONSO BERNARDI, La Grande Civetta, Bologna 1971, pp. 256-269.

OSCAR KELEMINA, Civetta, Cordenons 1986, pp.65-67.

NEREO ZEPER, Ladro di montagne - Ignazio Piussi: montanaro, alpinista, esploratore, Padova 1997, pp. 164-177.

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