“Guardo
ancora l'orologio.
Che
ore sono?
Solo le 4:00. Anche questa notte non riesco ad avere sonni tranquilli...”
I pensieri ritornavano, e soprattutto ‘quello’.
Ormai era un'ossessione ed era una settimana che mi tormentava.
Ero riuscito ad allontanarlo negli ultimi mesi, senza comunque
abbandonarlo. Lo sentivo lì, pronto sicuramente a venire a galla. Sì,
perché un altro inverno senza averlo soddisfatto non l'avrei più
sopportato. Sapevo che era con me, lo sentivo questo ‘sogno’, ma a
differenza degli ultimi due autunni non l'avevo messo in primo piano,
avevo seguito altre voglie, in quei momenti più concrete e
realizzabili.
Volevo fare l'8a prima del 2000; e via, in un paio di mesi di
allenamento, OK fatto l'8a.
Poi volevo conoscere meglio le cascate di ghiaccio ed anche lì stavo
prendendomi delle belle soddisfazioni.
Ero rilassato e distratto da queste cose.
Ma ora dovevo fare i conti con il ‘suo’ risveglio, potente ed
improvviso.
Risveglio generato da una giornata al Legnone su di una gran bella via.
Voglia matta di montagna, d'ambiente e inesorabilmente di Civetta, di
Solleder.
Anche tre giorni d'influenza massacrante si erano messi ad
accrescere il tutto. Finita questa, senza aspettare oltre, mi ero posto
la fatidica domanda. “...Che
cosa ho più voglia di fare per soddisfarmi...”
“...Sicuramente andare in Dolomiti, in quell'ambiente.
Ma per fare ghiaccio di cui ho una voglia matta, oppure? - magari?
- forse? - perché no? - andare in Solleder...”
Conclusione:
“...Intanto andare là subito e con il materiale per
entrambe le soluzioni, poi si vedrà in base alle sensazioni...”
Mille dubbi mi hanno tormentato durante il viaggio. -
La Solleder? - Era più di un mese che non arrampicavo, mi sentivo
arrugginito. Era tantissimo che non provavo ad autoassicurarmi. Dovevo
farlo un giorno in Medale per rispolverare le manovre, ma la falesia e
poi le cascate avevano avuto il sopravvento. “Tanto
c'è tempo”, mi dicevo.
“...E poi forse ho più voglia di fare ghiaccio. Sì! E' meglio andare a
Sottoguda...”
In effetti, ero più carico due anni fa quando
arrivai fin sopra lo zoccolo, poi, per colpa del fornello che non
andava, ero tornato a casa.
“...Dio, che condizioni c'erano quel giorno! Metà febbraio, ma meglio che
d'estate...”
“...Che bello guidare questa sera. Non c'è in giro nessuno da queste
parti!
...Agordo - Cencenighe - Alleghe - ...Eccomi qua, Alleghe = Civetta = Solleder. Il tempo è bello, sono venti
giorni che non nevica...
Ma sì! Domani vado all'attacco. Intanto salgo all'attacco, poi vedrò.
Perché no? ...che strane queste due parole, perché no?... Quante cose ricordo di aver fatto con in testa queste parole?
...OK! Deciso, ora vado da Walter e Monica a dormire (non finirò mai di
ringraziarli) e domani salgo...”
“...Finalmente ecco la grotta sopra lo zoccolo. Che fatica questi 33 Kg di
saccone da portare. Non ricordavo di aver sofferto tanto l'altra
volta, forse non è il momento giusto?
Forse ho bisogno d'altro
allenamento...
...Però sto bene, sono più rilassato. Va tutto bene e le condizioni mi
sembrano buone. Ho voglia di mettere almeno le mani sul mio sogno,
almeno sfiorarlo...
Metto le fisse sui primi due tiri intanto che ho ancora luce, dormo in
grotta e domani vedo...”
Ho sperimentato che a volte, anche in queste
avventure considerate incredibili, si è troppo abituati a pensare con
gli schemi utilizzati nel quotidiano, a casa, sul lavoro, in città,
dove tutto è già impostato, ed è difficilissimo cambiare aspetto
psicologico fino a quando realmente non si avverte la necessità
fondamentale di richiamare se stessi in ciò che si sta facendo.
“...Incredibile! Sono tre
giorni che sto arrampicando, ho superato teoricamente i tiri più duri
ed il grande traverso che mi preoccupava, eppure non sono ancora entrato
in sintonia piena con la salita, con la Solleder, con il mio sogno. In
fondo sono già a metà strada. POSSIBILE???
...Mi sto lasciando trascinare dagli eventi. Tutto avviene perché deve
accadere. Quello che penso è: tanto salgo, vado avanti.
Perché no?...”
“...OK, anche i diedri a metà li ho superati e meglio che in estate. Vado
veramente bene oggi, che piacere!
...Però che vento è arrivato, devo trovare da bivaccare, ma al riparo. Non
lo trovo, e sono anche indietro di tre tiri dalle mie previsioni...
Non fa niente, tanto va tutto bene...”
Le situazioni che incontriamo nel nostro cammino e
soprattutto in montagna, ci mettono di fronte a noi stessi, al nostro
modo di comportarci e di reagire. La Solleder mi ha dato molte
soddisfazioni in questi termini. Quando ero su, maledivo il vento
allucinante che era arrivato negli ultimi due giorni, per come aveva
peggiorato le condizioni della parete a causa della neve portata e per
il freddo.
Ora a casa sono quasi contento di tutto ciò, perché so di aver reagito
bene e d'aver trovato le soluzioni giuste.
Sono andato in Solleder con l'ambizione di verificare come mi sarei
comportato sul misto in condizioni stranissime ed anche al limite. Ho
trovato ampiamente quello che cercavo grazie anche a quel vento, e la
soddisfazione più grande è di aver superato tutto con ancora un buon
margine. Sicuramente mi sono accorto che in una scala da 1 a 10, in
solitaria e senza peccato di presunzione, io credo di poter dare 15.
“...Che postaccio ho trovato per bivaccare, non riesco neanche a far andare
il fornello ed il vento è girato prendendomi in pieno. Le previsioni
danno forti raffiche e nevischio da domani pomeriggio. A questo punto,
con fatica potrei ancora scendere, mentre se continuo? Però è ancora
sereno e con il vento come fa a venire brutto? E allora?
Perché no?
...Però adesso devi essere veramente concentrato in tutto. Più sali oggi,
meglio è per domani che vuoi uscire. Alle 5:00 mi avvio con la frontale...”
Io credo che se una persona è consapevole di ciò
cui va incontro, se per un attimo l'ha pensato, conosciuto o solo
immaginato, è difficile si faccia trovare spiazzato dalle situazioni e
quindi ha un asso nella manica, soprattutto psicologico, una marcia in più.
Io la chiamo la ‘Coscienza della Conoscenza’. Dentro di me ho la
coscienza profonda di avere accumulato molte esperienze, quindi molte
conoscenze le quali mi permettono di non farmi arrivare impreparato di
fronte alle situazioni che ho potuto trovare anche sulla Solleder.
Questo mi dà molta forza ancor prima di partire per
un'avventura.
Ma se non si pensa o s'immagina cosa si potrà trovare, allora sì che
è un problema.
Questo è accaduto al tiro della cascata. Non l'avevo calcolata e mi
sono trovato impreparato davanti a 20 metri di ghiaccio a 75/70° senza
neanche gli attrezzi giusti.
“...Ora Marco esiste solo il metro quadrato intorno a te, non esiste
nient'altro, né sopra, né sotto. Devi avere pazienza, che in questi
casi è il tuo forte, e via minuto dopo minuto, anche se hai solo un
piccozzino-martello ...Fortuna che hai fatto cascate questo mese, chissà poi perché proprio
quest'anno?
...Il caso...”
“...Prima la cascata, poi un'ora per 5 metri di fungo di neve nel camino. Devo assolutamente mettere la fissa sopra
la fessura di 5° a sinistra del camino che la ricordo molto dura e poi
scendo a bivaccare dove c'era un buco. Un altro bivacco al vento no...”
“...Sono stato bravo nella fessura e sono soddisfatto, domani
dovrebbe essere tutto più tranquillo anche se non ricordo... poi
questo buco è un toccasana...”
A volte accadono delle situazioni e coincidenze che
mi fanno pensare. Due anni fa all'attacco, avevo rinunciato per il
fornello che non andava e che fino allora non aveva mai dato nessun
problema. Lo sistemai (l'ugello era bloccato) e lo utilizzai di nuovo
in questi anni. La sera del quarto bivacco finita la bomboletta, non
sono più riuscito a montarne un'altra, il filetto non prendeva. Perché
ancora lì? Perché ancora sulla Solleder? E' possibile?
“...Madonna che giornata, molti tiri non li ricordavo! Vento così non
l'ho mai sentito e tutta questa neve portata mi dà un sacco di
problemi ad arrampicare
...Forza Marco, che manca ancora un tiro. Però
è ancora 5°+, ed i piedi non li sento proprio. Ormai sono due giorni e mezzo che
arrampico sempre sulle punte dei ramponi...
Vai che è quasi buio...”
“...Sarà anche 5°+, ma quest'uscita sopra il chiodo, intasata di neve, mi sembra
durissima.
...Mano destra in appoggio, la sinistra non sulla lama che si utilizza
d'estate perché piena di neve ma sopra questa tacchetta che è
l'unica. Duro però! Così è troppo duro!
...Ma lo sai che è l'unico modo, Marco. Quante volte ti sei trovato in
queste situazioni, anche in falesia, e quante volte hai capito che o vai
subito, o niente, poi molli...
Su... Convinto... Dai che la tieni, dai!!...”
“...Bravo,
bravo Marco...Grazie
anche all'avambraccio da 8a... Vedi che tutto serve a tutto, anche
Finale Ligure ed i suoi spit...”
“...5 metri - 2 metri - 1 metro - cima!!!
...Sei grande Marco!...
...Che vento, però. Vola giù a prendere il saccone e scappa al rifugio se
no congeli... Almeno due foto di fianco all'ometto di cima, dai...
Che sfiga, il flash non va! Sarà il freddo!...”
Ho provato a ritornare molte volte col pensiero al
momento della cima, ma come per tutte le cime, non riesco a ricordare
quale sia stato il primo pensiero. Ricordo le tre grida di sfogo, ma
erano già trascorsi alcuni secondi, ricordo i molteplici pensieri dopo
di questi, ma il primo, il più spontaneo, quello più atteso proprio
non lo ricordo. A volte mi dico “...forse
perché ero già in cima da qualche metro, o ero già convinto di
esserlo dal momento che ho cambiato marcia al terzo giorno. Non saprei...”
“...Eccolo! Finalmente sono arrivato al Torrani tanto sognato...”
Un bivacco con materassi, coperte ed una torta
lasciata dall'ultimo dell'anno e ben conservata. Grazie.
Il telefonino, che in quelle sere aveva permesso di tranquillizzare
casa, lì non prendeva, ma una chiamata della gestrice al telefono del
bivacco mi diede modo di far avvertire tutti e di sapere che il giorno
dopo, papà, Gianluigi, Corrado e Danilo sarebbero venuti verso la
ferrata degli Alleghesi.
“...Ho voglia di incontrare papà, in
CIVETTA poi, e dopo una salita così. Che bello! ...Ma stai ancora
attento, è giusto che ti rilassi alla fine della ferrata. OK? ...Bestia!
che traverso dal Torrani a prendere questa ferrata, che tensione su
questi pendii di neve dura. Ora però la conosci, l'hai già fatta sei
anni fa dopo la ASTE e soprattutto c'è il sole. Che grande cosa...”
A volte quando si sta facendo qualcosa per inerzia,
si ha modo di far andare i pensieri liberamente e senza controllo.
Scendendo dalla ferrata io ero in quelle condizioni. Stanco, abbastanza
all'erta ma ormai distratto. Ed ho pensato molto alle mie cose lontane
dalla Solleder. Alla fidanzata, a casa, al lavoro, al futuro, a mio
fratello Giorgio ed a come lo sento sempre con me, ed ai piccoli segni
che la mia ‘fede’ dice siano opera sua, ma che la ragione forse li
interpreta più come fortuna.
Il Gri-Gri che mi cade al sesto tiro ma si ferma venti metri sotto
grazie alla leva nera incastrata come un coltello nella neve. Il grosso
sasso caduto un centesimo di secondo dopo che mi ero spostato. Il
cordino del saccone che si blocca nel momento preciso in cui trovo da
fermarmi sulla neve 50 centimetri prima, e non sarei riuscito a stare lì
in posizione; ed in cinque giorni da solo molte altre situazioni.
Chissà ???
“...Li sento, li vedo...
Eccoli...”
“...Ciao Pa', ciao a tutti.
Sì, tutto bene, tutto è andato bene...
Credo di avere i piedi un po' congelati. Speriamo sia niente di
grave...
-
Drinn , Drinn, Drinn,
- ...questo è il mio cellulare! Incredibile, l'ho appena acceso e
subito...”
“Pronto,
ciao Marco! Sono Giorgio Redaelli, complimenti e bravo. Te lo sei
meritato...”
Credo che un finale più bello non poteva esserci.
Grazie a tutti gli amici di ALLEGHE.
CONSIDERAZIONI
L'Apparenza
Ho trascorso una settimana dopo la salita dove sui
giornali, per strada, nella società, ero considerato un fortissimo.
Avevo fatto qualcosa di incredibile, ero un ‘nuovo Messner’ avendo
fatto una salita dura, forse la più dura da molto tempo.
Sono abituato a leggere sulle riviste di altra gente che fa queste cose,
dei soliti mostri sacri considerati nell'Olimpo.
Questa volta leggevo di un ragazzo che appariva anch'esso un mostro, e
questa volta quello ero io.
Ma tutto ciò è solo apparenza. E' quello che interessa e quindi che
deve apparire.
Marco Anghileri, il mostro di turno, era, è, e sarà sempre - prima,
durante, e dopo la Solleder - non un ‘mostro’, ma semplicemente
Marco Anghileri.
Un ragazzo che nelle sue giornate solitarie in Grigna (prima della
Solleder) sa di aver già fatto di più per sé; e fino alla settimana
scorsa, senza aver raggiunto nessuna cima, senza essere considerato un
mostro, senza alcun tipo di apparenza, senza apparire.
Cosa si può diventare in una settimana.
INCREDIBILE!
Punti di vista
Mi dicono! Ma
perché la Solleder, così strana, così complicata, così contro
tendenza.
Avresti potuto fare un'altra cosa e approfittare lo stesso di ciò che
sarebbe avvenuto dopo, dalla pubblicità a tutte queste cose. E comunque
adesso approfittane, oppure continua con qualcosa di meno duro, meno
impegnativo ma in ogni caso furbo, per proseguire a cavalcare l'onda.
Funziona così. Avanti.
Rispondo. La Solleder è
venuta. Ero goloso di quello che cercavo e fortunatamente, grazie a Dio,
l'ho trovato.
Ero stimolato ed appassionato. Un'altra salita, anche più complicata
ma simile, ora non mi darebbe più quello che ho vissuto. Non perché
non mi piacciono quel tipo di vie, ma perché ho già provato, sono
appagato e non sarei più stimolato. Ho voglia di altre esperienze,
diverse, soprattutto nuove per me.
Ascolto gli stimoli del nuovo, mi sento una spugna che ha voglia
di assorbire, un bambino con la voglia di imparare.
Magari saranno cose già fatte da qualcuno, magari no, questo è
irrilevante perché sicuramente sarà qualcosa di nuovo per me, per il
mio crescere in montagna ed anche e soprattutto al di fuori di essa.
POTESSE ESSERE SEMPRE COSI'.